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Roma, psichiatra ricatta paziente e si fa “svendere” casa in Centro

La Procura di Roma, dopo 7 anni, ha dichiarato concluse le indagini a carico di uno psichiatra 66enne che, secondo le accuse, ha circuito una sua paziente 59enne malata di schizofrenia e quindi incapace per farsi “svendere” una casa al centro di Roma.

Pubblicato il 25 Maggio, 2022

La Procura di Roma, dopo 7 anni, ha dichiarato concluse le indagini a carico di uno psichiatra 66enne che, secondo le accuse, ha circuito una sua paziente 59enne malata di schizofrenia e quindi incapace, per farsi “svendere” una casa al centro di Roma.

Psichiatra si fa “svendere” casa in centro per soli 65mila euro

Secondo la ricostruzione dei fatti, il medico avrebbe fatto pressioni sulla sua paziente per comprare un appartamento in via Vanvitelli, in centro a Roma, a pochi metri dal Teatro Vittoria. L’offerta economica che il professionista le avrebbe fatto, però, sarebbe stata comunque molto bassa e fuori mercato (130mila euro) e la donna avrebbe accettato, ma poi il medico avrebbe effettivamente pagato solo la metà, cioè, 65mila euro.

Tale accordo è stato ritenuto dai magistrati un ricatto, infatti, la donna e paziente in palese stato di incapacità – secondo i giudici – non avrebbe potuto opporsi alla proposta della compravendita. Come sostiene l’accusa, si sarebbe trattato di un atto pregiudizievole ed evidentemente influenzato dallo stato mentale della donna minacciata dell’interruzione di sedute mediche e del transfert determinatosi, a causa dello stato mentale, con il proprio psichiatra“.

Il medico indagato era a conoscenza dello stato mentale della donna, infatti, come risulta dagli atti, la 59enne “era stata tutelata con la nomina dell’amministratore di sostegno dal 10 marzo 2016 al 10 settembre 2010. Tale periodo combacia con l’interruzione della tutela per la paziente in virtù della diagnosi del medico psichiatra indagato che certificava che la signora era affetta da “Sindrome affettiva bipolare, in fase di compenso“.

Le accuse allo psichiatra pare che si siano fatte più pesanti perché alla signora era stata di nuovo diagnosticata la patologia di “schizofrenia paranoidea cronica in fase di relativo compenso“, mentre la donna era “in cura proprio dallo psichiatra indagato che il perito nominato dagli inquirenti individua come unica persona di riferimento per la paziente-vittima“; la donna, quindi, a seguito della diagnosi era stata sottoposta ancora una volta all’amministrazione di sostegno a dicembre del 2019 dal giudice tutelare di Roma.