Pubblicato il 9 Settembre 2023
Dà un ceffone a Giorgia (un nome di fantasia), la figlia di 12 anni, dopo aver scoperto che aveva mandato scatti sexy su Instagram a uno sconosciuto. Schiaffo che provocò alla ragazzina un graffio sul mento, con una leggera perdita di sangue.
Lei, la madre, 40 anni, è stata condannata ieri a un anno e sette mesi di reclusione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.
La sentenza è stata pronunciata dai magistrati del collegio della prima sezione penale del Tribunale presieduti da Alfonso Sabella. I giudici hanno subordinato la sospensione della pena a un percorso di recupero da parte della donna, che dovrebbe forse iniziare nei prossimi mesi. Il pubblico ministero Eugenio Albamonte, al termine delle requisitoria, aveva chiesto una condanna più esemplare nei confronti della madre violenta: aveva sollecitato i giudici a condannarla a ben tre anni di carcere, ricostruisce il Corriere.
A determinare la diversa impostazione sulla ricostruzione del rapporto tra la donna e la dodicenne e la scelta del tribunale rispetto alle richieste della Procura, con conseguenze sulla determinazione della pena, è il periodo in cui si sarebbero verificati i maltrattamenti. Che, secondo gli inquirenti, sarebbero cominciati nel 2012, quando, durante un controllo dei servizi sociali, la casa, dove in quell’anno vivevano l’imputata e Giorgia, altri due fratelli più piccoli e la nonna (di recente scomparsa), viene trovata in condizioni di caos. Disordine di cui, secondo l’imputata, sarebbe stata responsabile la ragazzina perché non l’avrebbe aiutata nella gestione delle faccende domestiche.
I giudici hanno ritenuto che i maltrattamenti siano iniziati dal giorno in cui la madre aveva dato lo schiaffo alla figlia, un fatto che è avvenuto nel 2016. “Ma davvero è possibile giudicare maltrattamento uno schiaffo dato alla figlia perché invia foto osé a uno sconosciuto?” si è domandato, durante l’arringa, il difensore dell’imputata, chiedendo l’assoluzione dell’assistita. “Depositeremo le motivazioni della sentenza entro novanta giorni, ma posso tranquillizzare i genitori italiani che la signora non è stata condannata per lo schiaffo dato alla figlia, dopo avere scoperto che mandava foto osé”, precisa Alfonso Sabella, presidente della prima sezione penale.
Oltre all’episodio del ceffone, alla madre è contestato il peso psicologico addossato a Giorgia sulla necessità di occuparsi dei fratellini e della nonna, visto che l’imputata trascorreva la maggior parte delle giornate lontana da casa, al lavoro. Sia la Procura che il tribunale hanno ritenuto che i maltrattamenti siano terminati nel 2019 con l’apertura dell’inchiesta. Indagini che sono state avviate in seguito a una segnalazione inviata a piazzale Clodio dagli esperti dei servizi sociali. Va precisato che l’imputata, non avendo mai potuto fare affidamento sul padre dei figli, ha cresciuto i tre ragazzi da sola, costretta ad adattarsi a ogni tipo di attività lavorativa.
Era il febbraio del 2016, quando la madre – secondo l’accusa – ha preso il cellulare della figlia e controllato il profilo Instagram scoprendo che ha inviato numerose foto in pose sexy a un ragazzo. Un giovane mai individuato la cui età era di 19 anni. La donna venne sopraffatta dalla rabbia. Prima rimproverò la figlia dicendo che certe cose non le doveva fare, poi le mollò uno schiaffo, colpendola sulla bocca così forte da provocarle un graffio e qualche goccia di sangue. E la ragazzina si mise a piangere. L’episodio, insieme ai richiami della madre fatti di parole umilianti per il mancato aiuto nelle faccende domestiche, Giorgia lo racconterà nel 2019 agli assistenti dei servizi sociali. Da qui, l’inchiesta e il rinvio a giudizio. Chi sia invece la persona che ha ricevuto le immagini è rimasto un mistero.

