Pubblicato il 29 Giugno 2026
Proseguono in tutta Italia le ricerche di Shahadat Hossain, 43 anni, accusato del brutale omicidio di una famiglia di origine bengalese avvenuto nel quartiere Casalotti a Roma. L’uomo è irreperibile dal 26 giugno, giorno in cui si è consumata la strage nell’appartamento delle vittime. La polizia ha diffuso la sua immagine segnaletica e invita chiunque lo avvisti a contattare immediatamente le autorità.
L’identikit e il ruolo nella comunità bengalese
Hossain è considerato una figura conosciuta all’interno della comunità bengalese della Capitale. Risulta infatti attivo nell’associazionismo politico legato al Bangladesh Nationalist Party (BNP), formazione nazionalista e conservatrice del Bangladesh.
Dai contenuti circolati sui social emergono diverse immagini che lo ritraggono in contesti politici e comunitari a Roma. In particolare, nel gennaio scorso aveva pubblicato una lista degli iscritti alla sezione romana del partito, nella quale figurava con un ruolo dirigenziale locale.
Tra i suoi ultimi messaggi online è stato individuato un post dal contenuto inquietante, in cui si leggeva: “Una persona non muore da sola… quando si muore si dovrebbero portare con sé i propri cari”, parole che oggi vengono analizzate dagli investigatori per eventuali collegamenti con il delitto avvenuto il giorno successivo.
Caccia all’uomo estesa in tutta Italia e ai confini
Le forze dell’ordine hanno attivato un vasto dispositivo di ricerca su scala nazionale. Controlli serrati sono stati predisposti in stazioni ferroviarie, aeroporti, terminal bus e valichi di frontiera, con verifiche sistematiche sui viaggiatori.
Secondo quanto emerso dalle indagini, alcuni testimoni avrebbero visto l’uomo allontanarsi subito dopo il triplice omicidio. Da quel momento, ogni traccia di Shahadat Hossain si è persa, alimentando il sospetto che possa aver ricevuto aiuto per la fuga.
Gli investigatori non escludono infatti che qualcuno del suo ambiente possa averlo favorito nella latitanza o addirittura nascosto.
Le ipotesi sulla fuga e il ruolo dei contatti politici
Le piste al vaglio degli inquirenti sono principalmente due. La prima ipotesi è che l’uomo possa aver raggiunto il Regno Unito, dove risulterebbero presenti alcuni familiari, tra cui la moglie e la figlia. La seconda pista conduce invece al Bangladesh, Paese d’origine e punto di riferimento per parte della sua famiglia.
Parallelamente, gli investigatori stanno ascoltando persone vicine alla sua rete politica e associativa, nel tentativo di ricostruire eventuali spostamenti e possibili coperture.
Resta ancora oscuro il movente della strage, su cui gli inquirenti mantengono aperte diverse ipotesi, tra cui una possibile motivazione personale o un regolamento di conti.
Nel frattempo, resta ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma Amir, il figlio maggiore della famiglia, unico sopravvissuto alla violenza che ha sconvolto l’intero quartiere di Casalotti.

