Pubblicato il 1 Luglio 2023
La famiglia dello studente dell’Itis Marchesini di Rovigo, che, lo scorso ottobre, ha sparato pallini di gomma con una pistola ad aria compressa contro la professoressa Maria Cristina Finatti, potrebbe avviare una causa per diffamazione contro la stessa Finatti.
Lo farebbe nel caso in cui la docente proseguisse nel diffondere notizie “non veritiere” sul pentimento e le scuse seguite al fatto. Lo ha detto all’Ansa l’avvocato della famiglia, Nicola Bergamini: “L’alunno ha incontrato la docente a scuola e si è scusato, e anche i genitori. La famiglia finora non ha mai voluto esporsi, per non alimentare il processo mediatico, ma la presenza delle prof sui media è costante”.
Stando ai genitori del ragazzo, “E’ stato messo in evidenza – spiega il legale – come le informazioni fornite da Finatti sul loro figlio siano assolutamente imprecise, se non addirittura false. Non si contesta l’episodio, ma la docente dice che i ragazzi non si sono pentiti, non si sono scusati, non c’è stato un processo rieducativo, e ancora oggi vivono serenamente senza punizione. Questo non è vero”.
Bergamini puntualizza come il ragazzo che materialmente ha sparato “Si sia scusato personalmente e assieme alla famiglia in svariate occasioni, fin dal giorno stesso dell’episodio. Appena tornato a casa, quel giorno, ha mandato una mail alla prof, che aveva abbandonato la scuola, porgendo subito le sue scuse, chiedendo un contatto telefonico per programmare un incontro per scusarsi di persona. La professoressa Finatti ha risposto dopo un’ora, ha apprezzato che il ragazzo si fosse accorto della gravità del fatto e avesse accettato le scuse, tanto che non riteneva necessari un incontro personale”.
Ancora: la docente “nei giorni successivi agli spari non è mai stata a casa. L’alunno l’ha incontrata sui banchi di scuola e si è scusato di nuovo. I genitori sono andati a scuola per porgere le loro scuse”.
Quello che la famiglia contesta a Finatti “è che ripete di sentirsi abbandonata, parla sempre in maniera generica sulla scuola. Ci lamentiamo perché sta creando dei danni al ragazzo, dipinto come un mostro. Eppure lui ha fatto e sta continuando a fare volontariato, perché ritiene giusto il percorso rieducativo. Siccome la presenza sui media della professoressa è costante, i media e le tv se ne occupano. Dice che i ragazzi lo hanno fatto per esibirsi sui social, ma il ragazzo non è mai stato presente su alcun social network. Se si continuerà a generalizzare su condotte del ragazzo che non risultano vere del ragazzo, la famiglia vorrà tutelare l’immagine del ragazzo, sia in sede penale che civile”.

