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Alta velocità

Sabotaggi sull’Alta Velocità, sette arresti a Roma: ipotesi su una rete anarchica

Pubblicato il 16 Giugno 2026

L’indagine della Digos e l’ipotesi terroristica

Potrebbe esserci una cellula di matrice anarchica dietro i sabotaggi avvenuti il 14 febbraio sulla rete dell’Alta Velocità tra Roma-Firenze e Roma-Napoli. È questo lo scenario ricostruito dagli investigatori.

Nella giornata del 16 giugno la Digos di Roma ha arrestato sette persone, mentre altri due indagati risultano coinvolti direttamente negli episodi di danneggiamento delle infrastrutture ferroviarie.

Le accuse contestate sono pesanti: associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, con l’ipotesi che il gruppo fosse organizzato per compiere azioni violente contro lo Stato.

Secondo gli inquirenti, la rete sarebbe strutturata secondo modalità tipiche dell’area anarchica, con ramificazioni e contatti anche in altre città italiane tra cui Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli, pur mantenendo il baricentro operativo nella capitale.

Le accuse ai due principali indagati

Per due degli arrestati si aggiunge un quadro accusatorio ancora più grave. Sono infatti ritenuti indiziati di attentato a impianti di pubblica utilità, interruzione di pubblico servizio e istigazione a delinquere, tutte aggravate dalla finalità terroristica.

Secondo gli investigatori, avrebbero avuto un ruolo diretto nella realizzazione delle azioni di sabotaggio contro la rete ferroviaria ad alta velocità.

Il doppio attentato del 14 febbraio

Gli episodi contestati risalgono al 14 febbraio 2026, quando furono utilizzati ordigni rudimentali che causarono danni rilevanti all’infrastruttura ferroviaria, stimati in circa 455 mila euro.

Il primo intervento si sarebbe verificato lungo la linea Roma-Napoli, nel tratto tra Salone e Labico. In quella circostanza, i tecnici rilevarono che alcuni cunicoli erano stati aperti e che diversi cavi erano stati incendiati e danneggiati.

Un secondo episodio si sarebbe poi verificato tra Roma Tiburtina e Settebagni, dove furono nuovamente individuati cavi bruciati e manomissioni alla rete.

La ricostruzione della Procura

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Roma, i sabotaggi si inserirebbero in una più ampia strategia di attacco alle infrastrutture.

Le azioni sarebbero state ispirate da finalità antimilitariste e di protesta contro lo Stato, e avrebbero avuto anche l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione su temi legati al regime carcerario del 41 bis, con particolare riferimento al caso di Alfredo Cospito.

Gli investigatori stanno ora ricostruendo l’intera rete di contatti e le eventuali responsabilità individuali all’interno del gruppo.

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