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Salvini lancia l’allarme: “Servono risposte immediate dall’Ue o a maggio rischiamo il blocco”

Pubblicato il 25 Aprile 2026

L’appello urgente a Bruxelles

Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini lancia un allarme chiaro: è necessario un intervento immediato da parte dell’Unione Europea. Secondo il leader della Lega, le attuali regole di bilancio e le politiche legate al Green Deal devono essere sospese, per consentire all’Italia di utilizzare tutte le risorse disponibili a sostegno di cittadini e imprese in difficoltà.

Il rischio concreto: trasporti fermi e negozi vuoti

Salvini sottolinea uno scenario critico: senza interventi rapidi, già a maggio migliaia di camion potrebbero fermarsi, causando una reazione a catena sull’intero sistema economico.
“Se si fermano i camion, i negozi restano senza merce ed è il caos”, avverte, evidenziando la gravità della situazione e la necessità di decisioni entro pochi giorni.

Critiche a chi rinvia le decisioni

Duro anche il giudizio verso chi propone di rimandare le scelte: “Chi dice ‘ne riparleremo a giugno’ vive fuori dalla realtà, o è in malafede”.
Per Salvini, aspettare significherebbe arrivare troppo tardi, quando le fabbriche rischiano già di essere ferme.

Nessuna ipotesi di lockdown o chiusure

Interpellato anche sul contesto internazionale e sulla situazione nello stretto di Hormuz, Salvini ha chiarito: non è in discussione alcuna misura straordinaria come chiusure di scuole, fabbriche o ospedali, né razionamenti o lockdown.

Il vero problema: il caro energia e il costo della vita

Il ministro sposta poi l’attenzione su quella che considera la priorità reale: l’aumento dei costi di diesel, energia, gas e beni di consumo.
Secondo Salvini, il nodo principale per le famiglie italiane non è la disponibilità di carburante, ma il suo prezzo, insieme al rincaro generale del costo della vita.

“Servono miliardi subito, ma l’Europa lo impedisce”

Infine, ribadisce la necessità di interventi economici concreti: “Abbiamo la possibilità di mettere miliardi nelle tasche di lavoratori e imprenditori, ma le regole europee ce lo impediscono”.
Una situazione che definisce paradossale, aggiungendo che, oltre alla guerra in corso, uno dei principali ostacoli per l’economia italiana si trova proprio a Bruxelles, e che anche l’ultima riunione europea non ha prodotto risultati significativi.

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