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San Giuseppe Jato ricorda Giuseppe Di Matteo: il sindaco rilancia la lotta all’omertà

Pubblicato il 9 Gennaio 2026

“Senza legalità condivisa la mafia non può essere sconfitta”

“Dove c’è omertà, la mafia non può essere definitivamente sconfitta”, ha dichiarato il sindaco di San Giuseppe Jato, Giuseppe Siviglia, intervenendo durante la commemorazione nel Giardino della Memoria di contrada Giambascio, luogo simbolo della violenza mafiosa perché lì, l’11 gennaio 1996, fu ucciso e sciolto nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio quattordicenne del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, dopo 779 giorni di sequestro, di cui 180 trascorsi nel casolare-bunker.

Il sito, oggi confiscato alla criminalità organizzata, è diventato spazio di memoria e impegno civile. Alla cerimonia hanno partecipato la madre e il fratello di Giuseppe, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, il prefetto di Palermo Massimo Mariani e il sindaco metropolitano Roberto Lagalla.

Educazione e giovani al centro dell’impegno contro la mafia

Secondo il primo cittadino, la battaglia contro Cosa nostra passa soprattutto da scuola e nuove generazioni. “Stiamo lavorando con i docenti per trasmettere i valori della legalità”, ha spiegato, sottolineando come il cambiamento culturale sia l’arma più efficace contro il radicamento mafioso.

Giuseppe Di Matteo, ha detto Siviglia, rappresenta un punto di svolta nella coscienza collettiva. Dopo quel delitto atroce, si è avviata una vera rivoluzione culturale che ha indebolito il potere e l’arroganza delle organizzazioni criminali. “La mafia non è scomparsa, ma non ha più la forza di un tempo, né la stessa capacità di intimidazione”, ha aggiunto.

Il pericolo della “zona grigia”

Nel suo intervento, il sindaco ha messo in guardia anche da un altro nemico silenzioso: la cosiddetta “zona grigia”, formata da chi sceglie di voltarsi dall’altra parte e di non esporsi finché non viene colpito direttamente.

“È questa indifferenza a essere davvero pericolosa”, ha spiegato Siviglia, perché senza collaborazione con le istituzioni e senza il rifiuto dell’omertà, la criminalità trova spazio per sopravvivere. Un richiamo forte alla responsabilità individuale, affinché la memoria di Giuseppe Di Matteo continui a tradursi in impegno concreto contro ogni forma di silenzio e complicità.

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