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Satnam, le motivazioni della sentenza: “Lovato pensò solo a se ed all’azienda…”

Morte di Satnam Singh, le motivazioni della condanna a 16 anni per Antonello Lovato: decisivi il ritardo nei soccorsi e le condotte successive all’incidente

Pubblicato il 8 Ottobre 2026

Non soltanto la mancata richiesta immediata di aiuto, ma anche il tempo trascorso prima dell’arrivo dei sanitari e le condotte successive all’incidente. Sono questi alcuni degli elementi sui quali la Corte d’assise di Latina ha fondato la condanna a 16 anni di reclusione per Antonello Lovato, ritenuto responsabile dell’omicidio volontario con dolo eventuale di Satnam Singh, il bracciante morto nel giugno 2024 dopo un gravissimo incidente sul lavoro.

L’incidente e il trasporto a Cisterna

Il 17 giugno 2024 Singh stava lavorando nell’azienda agricola della famiglia Lovato a Borgo Santa Maria quando rimase agganciato a un macchinario a rullo di fabbricazione artigianale, che gli tranciò un braccio.

Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, Lovato caricò l’uomo ferito su un furgone insieme alla compagna Soni Soni e lo lasciò davanti alla sua abitazione di Cisterna, mentre il braccio amputato era stato collocato in una cassetta della frutta. Soltanto successivamente vennero attivati i soccorsi. Singh fu trasferito in eliambulanza a Roma, dove morì due giorni dopo.

Il “fattore tempo” al centro delle motivazioni

Per i giudici assume particolare rilievo il ritardo nell’intervento sanitario. La chiamata al 118 risale alle 16.28, circa 25 minuti dopo l’incidente, mentre i soccorritori arrivarono tra le 16.47 e le 16.50.

La Corte quantifica quindi il ritardo in almeno 45 minuti, e non nei 20 indicati dalla difesa. In quel periodo, secondo quanto ricostruito, Singh avrebbe perso circa il 15% del patrimonio ematico complessivo, con conseguenze sulla possibilità di stabilizzazione e sull’ossigenazione cerebrale. La causa della morte è stata individuata nello shock emorragico.

La frase di Lovato e il dolo eventuale

Nel corso del processo Lovato aveva dichiarato: «Ero consapevole che era vivo e che si poteva salvare». Per la Corte, questa affermazione dimostra che l’imputato aveva percepito le condizioni della vittima e la possibilità che un intervento tempestivo potesse essere decisivo.

Le motivazioni richiamano inoltre il fatto che Lovato si sarebbe allontanato senza attendere l’arrivo dei soccorsi, nonostante le richieste della compagna di Singh e di altre persone presenti.

La pulizia del furgone e lo spostamento dei mezzi

Tra gli elementi valutati dai giudici figurano anche alcune condotte successive: la pulizia del sangue dal furgone, lo spostamento del trattore e dell’attrezzo agricolo dal luogo dell’infortunio.

Secondo la sentenza, questi comportamenti contribuirebbero a delineare una condotta orientata a tutelare se stesso e l’azienda, piuttosto che a garantire assistenza immediata al lavoratore ferito.

La condanna e i risarcimenti

La sentenza dell’8 luglio ha condannato Lovato a 16 anni di reclusione e disposto il risarcimento dei danni morali e materiali alle parti civili. La provvisionale più alta, pari a 120mila euro, è stata riconosciuta alla compagna di Satnam Singh, Soni Soni, assistita dall’avvocato Gianni Lauretti. Sono state inoltre disposte provvisionali da 90mila euro per due familiari e da 50mila euro per altri due.

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