Pubblicato il 13 Ottobre 2023
“Vivere qui è sempre più complicato. Bisogna capire quanto resto ancora in questo che si sta trasformando in un Paese sempre più autoritario. Sto pensando di trasferirmi all’estero”. Sono queste le parole di Roberto Saviano dopo la condanna per diffamazione nei confronti di Giorgia Meloni che, il giornalista e scrittore ha detto al Corriere della Sera e La Stampa parlando ai margini del processo a Roma. “Il mio disprezzo per questo governo è totale”, dice Saviano. Denunciando “la mediocrità di questi individui che sporcano la democrazia”. E che pensano che “aver vinto alla lotteria elettorale sia sufficiente per violare tutto quello che violano”.
Saviano non arretra di un passo
Saviano resta convinto delle: “Parole che ho utilizzato contro la ferocia menzognera di questo governo. Tanto più è grande la loro menzogna, tanto più è proporzionato il mio grido contro di loro”. Lo scrittore aveva definito “bastardi” Meloni e Matteo Salvini – che non lo ha querelato – parlando della morte di un bambino nel Mar Mediterraneo e della opposizione del centrodestra verso le Ong. Sostiene di essere “fiero di aver fatto questo processo: il giudice ha riconosciuto un aspetto morale e questo mi ha fatto sorridere, perché in questi mesi ho notato il tentativo continuo di fermarmi”. Saviano, poi, porta ad esempio la trasmissione in Rai cancellata e spiega che lo scopo del governo è di “Intimidire non tutti, ma solo coloro la cui voce temono. Esattamente come fa Orbán”.
Il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche
Giorgia Meloni aveva chiesto 10 mila euro di risarcimento. Il giudice ha invece riconosciuto le attenuanti generiche, tra le quali “l’aver agito per motivi di particolare valore morale”. Dichiarando anche la sospensione della pena e la non menzione nel casellario giudiziario.
Saviano: “Non c’è onore più grande per uno scrittore che vedere le proprie parole portate a giudizio perché il capo del governo le teme”
“Non c’è onore più grande per uno scrittore che vedere le proprie parole portate a giudizio perché il capo del governo le teme”, dice lo scrittore e giornalista all’uscita del tribunale. “Questo processo è un’intimidazione. Loro si difendono utilizzando l’immunità parlamentare, agendo da banda. E mi riferisco a Salvini, Gasparri e compagnia bella. Chi invece li critica viene portato a giudizio. Quindi perdere oggi è l’esempio di quello che accadrà domani. Permette di capire ancora meglio in quale situazione stiamo vivendo, con un potere esecutivo che cerca di intimidire chiunque non racconti le loro bugie”.

