Pubblicato il 10 Febbraio 2022
Savoia, parte la causa allo Stato sui gioielli. Quando i pretendenti dicevano: “Sono dell’Italia, non chiediamo niente. Basta diffamarci”
Si terrà il prossimo 7 giugno la prima udienza della causa sui preziosi custoditi nella Banca d’Italia. La regia legge del 1850 stabiliva che erano solo “in dotazione” alla Corona e gli eredi avevano sempre detto che li avrebbero regalati, anche se – in verità – non si tratta di cose di loro proprietà.
I Savoia comunque hanno citato lo Stato italiano per riavere i famosi gioielli che sono in Banca d’Italia dal 1946, consegnati allo Stato dallo stesso Re Umberto II prima di lasciare il nostro Paese.
I gioielli, in realtà, sono sempre stati dello Stato. A stabilirlo c’è una legge dell’allora Regno di Sardegna del 1850 ma adesso, arriva la battaglia giudiziaria dei discendenti di casa Savoia anche se, E infatti se nel 2006 spergiurano di non volere niente dall’Italia nel 2007 chiedono 260 milioni di euro.
Bussano alle porte del governo per rivendicare un mega-risarcimento per i 54 anni d’esilio: 170 per papà (Vittorio Emanuele), 90 per il figlio (Emanuele Filiberto). Oltre agli interessi maturati sulle cifre, oltre la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica (gioielli compresi, ça va sans dire).
Il tutto con una letterina di sette pagine mandata a Napolitano e Prodi.
Toccò a Carlo Malinconico, all’epoca potente segretario della Presidenza del Consiglio, rispedirla al mittente e anzi ringhiare alla pretesa, ventilando una contro-richiesta di danni all’ex famiglia reale “per le sue responsabilità nella storia italiana”. Alla fine? Nessuno ha pagato nessuno.
I reali di casa Savoia ora ci riprovano. Ormai è tradizione di famiglia. Povero principe, costretto a sbarcare il lunario ballando sotto le stelle.

