Pubblicato il 10 Gennaio 2026
La causa civile davanti al tribunale di Palermo
È scoppiata una dura battaglia giudiziaria tra Santino Di Matteo, ex collaboratore di giustizia, e la ex moglie insieme al figlio. Al centro del contenzioso c’è il risarcimento per l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, secondo figlio dell’uomo, rapito e assassinato da Cosa nostra.
Secondo quanto emerso, il risarcimento – pari a circa un milione di euro – sarebbe stato riconosciuto senza includere Di Matteo, che ora sostiene di essere stato estromesso illegittimamente dalla ripartizione della somma.
«Tradito dallo Stato e dalla mia famiglia»
«Prima mi ha tradito lo Stato, ora la mia famiglia», avrebbe dichiarato Di Matteo riferendosi alla causa attualmente pendente davanti al tribunale civile di Palermo. L’ex boss ha quindi deciso di citare in giudizio i propri familiari per far valere le sue ragioni. La prossima udienza è prevista per il mese di maggio.
Il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe
Il dramma di Giuseppe Di Matteo resta uno dei capitoli più tragici della storia mafiosa italiana. Il bambino fu sequestrato per 779 giorni da un gruppo criminale guidato dal boss Giovanni Brusca. I rapitori, fingendosi uomini della Dia, lo prelevarono da un maneggio con la scusa di portarlo dal padre, che nel frattempo aveva iniziato a collaborare con la giustizia e viveva sotto protezione.
L’obiettivo della mafia era chiaro: costringere Santino Di Matteo a interrompere la collaborazione con i magistrati. Ma l’uomo continuò a fornire dichiarazioni agli investigatori e, come ritorsione, il figlio venne strangolato e ucciso.
La difesa di Santino Di Matteo
Di Matteo ha sempre respinto le accuse di responsabilità morale per quanto accaduto: «Non fu colpa mia – ha affermato – feci quella scelta per garantire un futuro migliore ai miei figli». Una convinzione che oggi riaffiora con forza anche nella nuova battaglia legale, che vede contrapposti un padre e i suoi familiari sul riconoscimento del danno per una tragedia che ha segnato profondamente la storia del Paese. Fonte: Ansa

