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Segregata e abusata per anni durante messe di magia nera: finisce l’incubo per una donna

Pubblicato il 7 Ottobre, 2022

Una storia di violenze terribili per una donna, iniziate al compimento dei suoi 18 anni. La ragazza era costretta a vivere segregata in una botola, dove più volte era stata violentata e abusata durante messe nere e riti satanici. I suoi aguzzini erano i genitori affidatari, denunciati più volte dalla ragazza.

Abusi e riti satanici: la terribile spirale di violenza

I terribili fatti si sarebbero verificati in un piccolo centro della Lombardia e la donna più volte ha denunciato i genitori affidatari, ma le sue denunce sono cadute nel vuoto poiché ritenute poco credibili.

Secondo il racconto della donna le violenze sono iniziate 23 anni fa al compimento del suo 18esimo anno. Come racconta Fanpage Stefano Ammendola, ministero della Direzione distrettuale antimafia, ha invece considerato attendibile il racconto della donna oggi 40enne e ha avviato le indagini.

La donna ha raccontato che veniva sottoposta a violenze sessuali di gruppo durante terribili riti satanici, dove i partecipanti incappucciati indossavano tuniche bianche.

Gli abusi si sarebbero verificati nel seminterrato della villetta della coppia affidataria, illuminato da fiaccole e con il crocefisso capovolto.

Solo il patrigno aveva il volto scoperto, mentre gli altri partecipanti non erano identificabili proprio perché coperti da un cappuccio. La donna per anni sarebbe stata segregata proprio nel seminterrato insonorizzato, per impedire che qualcuno potesse sentire le sue grida di aiuto.

Incinta del suo patrigno

Secondo quanto denunciato dalla donna, sarebbe rimasta addirittura incinta del suo stesso patrigno, cosa che però non ha messo fine alle violenze.

In un’occasione sarebbe anche riuscita a scappare, ma i suoi aguzzini l’hanno rintracciata in un’altra regione d’Italia, narcotizzata e riportata nella loro villetta.

Le misure adottate contro la coppia

Dopo una serie di accertamenti e approfondite indagini il pm ha imposto una misura cautelare alla coppia, che non può più avvicinarsi alla ragazza e che in questi anni ha avuto in affido molti altri ragazzi.

I due genitori affidatari hanno respinto ogni accusa, anzi l’uomo ha provato a difendersi spiegando che è sempre stato assolto negli altri processi a suo carico: “Solo una volta sono stato rinviato a giudizio. È accaduto a Siena. In primo grado sono stato assolto, la Corte d’Appello di Firenze mi ha condannato a due anni, la Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio”.

Ammette di aver avuto rapporti con la ragazza, ma nega qualsiasi altra accusa: “La ragazza non ci era stata affidata dal Tribunale dei minori, era semplicemente nostra ospite. Noi accogliamo persone in situazioni di disagio, nel suo caso non c’era alcun provvedimento di affido. Ho avuto un figlio da lei, che non vedo da dieci anni. Da quel momento è cominciata la serie di denunce”.

Il gip ha ritenuto che il racconto della donna, supportato dalle perizie effettuate, sia attendibile e quindi ha disposto l’obbligo di dimora per i genitori affidatari e il divieto di avvicinarsi a lei, anche grazie all’uso di un braccialetto elettronico.

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