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Si presenta a Messina “Granelli di rabbia”: un libro di Irene Caltabiano

Pubblicato il 16 Agosto 2020

14 racconti nel segno del mare. Mercoledì 19 agosto, alle 19, al lido Gliirreraamare (in via Consolare Pompea, a Pace) di Messina, si presenta il libro Granelli di rabbia, raccolta di racconti di Irene Caltabiano, autrice messinese, con postfazione della poetessa Enrichetta Glave, The Freak Editori. Introduce Ludovica Tripodi (ceo della casa editrice) e intervengono, con Irene Caltabiano, Pietro Maria Sabella (The Freak Editori) e Riccardo Iannaccone, editor e scrittore.

Di recente, Caltabiano, esperta anche nel campo delle arti grafiche, ha pubblicato pure il libro Lunga vita al re, scritto assieme a Riccardo Iannaccone: un’antologia di 19 racconti ispirati alle opere di Stephen King.

Irene Caltabiano

Il libro di racconti

“I granelli sorreggono la naturale immaginazione del lettore e la sua capacità intuitiva di associarli a qualcosa di infinitesimamente ridotto, a frammenti di eterogenea provenienza, capaci di evocare, talvolta, storie lontane. Irene Caltabiano affascina e terrorizza. attirando il lettore nella rete delle sue parole che delinea di pagina in pagina i contorni di un’esperienza di lettura, che la erge a icona di talento indiscusso. Tra le pagine di questo libro si legge infine un forte attaccamento alla vita, l’estrema volontà di immergervisi e diventare un tutt’uno con essa tanto da rendere la sua giovane autrice un vero «magnete» letterario”. (Presentazione di Granelli di rabbia)

Con Granelli di Rabbia, The Freak Editori aggiunge la quarta pubblicazione alla collana Carthago, dedicata alle opere in prosa. “I racconti di Irene Caltabiano sono un tracciato di contemporaneità, un viaggio nell’umanità di questo nuovo secolo, nelle sue fragilità, nei suoi peggiori vizi ma anche nelle sue qualità. Una narrazione diretta che buca lo stomaco, emoziona e fa riflettere”.

Irene Caltabiano

Sinossi

«Granelli di rabbia è un groviglio di emozioni e tumulti in grado di restituire al lettore una sensazione di ebbrezza assoluta, quella curiosità adrenalinica tipica dei novelli viaggiatori.

Tra le parole di Irene Caltabiano si finisce presto per essere catapultati in un caldo giorno di luglio, nel pieno di una afosa estate, immaginando ora l’odore di salsedine sulla pelle, ora l’eco delle conchiglie arenate sulla battigia o la felicità spontanea di due adolescenti sul pedalò.

Non è dato conoscere quale sia la destinazione finale del viaggio intrapreso, ciò che realmente conta è esserne padroni e trarre dalle difficoltà inaspettate scoperte.

Ci si ritrova così presto precipitati in mare, in cerca di un appiglio, di un’ancora salvifica che pone i personaggi di fronte ad una scelta ineludibile: cedere o resistere all’oblio dei fondali.

Il mare “Sua Maestà”, come all’autrice piace definirlo, è l’unico elemento naturale onnipresente nell’intera raccolta di racconti. Egli osserva imperturbato il caos degli uomini, gli antichi vizi e la pudicizia tradita, restandone spettatore impassibile, Divinità silenziosa e neutra ma mai maligna.

Il mare, quella distesa immensurabile di acqua “se ne sta lì, e con il suo imperterrito movimento osserva l’annullamento dell’uomo, lo scruta e quasi lo invita a perdersi nel suo tiepido abbraccio. Resta lì solo per lui. L’acqua che tutto calma e tutto fa dimenticare. L’acqua, il vino, la sete.  Sete di morte e di oblio che porta lontano con i suoi flutti”.

L’eterno dilemma del lasciarsi andare o sopravvivere apre, in questa raccolta, ampi interrogativi e fornisce soluzioni da interpretare con dovizia, obbedendo unicamente alla propria sensibilità. Parimenti, l’autrice non ha la pretesa di rispondere in maniera univoca ai dubbi posti con la narrazione; piuttosto, familiarizza con il lettore, cerca conferma nella sua percezione del narrato e con delicatezza propina un finale sospeso, concedendo uno spazio aperto all’immaginazione, anche a quella più fervida.

E così queste storie, apparentemente disconnesse tra loro, cominciano e finiscono in mare, completandosi e intrecciandosi nella spuma delle onde, ora più simile agli artigli ora alle carezze». (Dal sito della casa editrice).

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