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Siccità, la prima azione di Tommasi anticipa il Governo: a Verona acqua potabile limitata

Pubblicato il 2 Luglio, 2022

Da ex centrocampista “atipico”, così come lo definì Fabio Capello, perché capace di adattarsi a qualsiasi schema e situazione di gioco, Damiano Tommasi come prima azione da neo sindaco di Verona decide di arginare. Drasticamente.

Così, per via del perdurare della situazione meteorologica e della conseguente emergenza idrica, ha firmato l’ordinanza che limita l’uso dell’acqua potabile ai fini domestici, per la pulizia personale e per l’igiene.

Fino al 31 agosto sarà vietato usare acqua potabile proveniente da fonte idrica per l’irrigazione di orti, giardini e campi sportivi, per il lavaggio di automobili, salvo impianti autorizzati, per il riempimento di piscine e per ogni altra attività che non sia strettamente necessaria ai fini del fabbisogno umano.

D’altronde, la dichiarazione di stato d’emergenza nazionale è già pronta per il Piemonte, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna e l’Umbria, che ne hanno fatto richiesta nei giorni scorsi, e sarà ufficializzata lunedì dal Consiglio dei Ministri, con le prime misure per “mitigare le conseguenze” della siccità in quei territori: il rilascio d’acqua dalle dighe, il collegamento temporaneo di acquedotti vicini, tutte le spese a carico dello Stato (e non più dei Comuni) per le autobotti utilizzate per l’approvvigionamento.

Sarà il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, o un suo delegato, a coordinare gli interventi. Non è escluso neppure un razionamento, a livello locale, dell’acqua (in Piemonte e in Emilia-Romagna alcuni sindaci hanno già chiuso i rubinetti) così come già deciso in autonomia da Tommasi.

Ma altre Regioni, come la Lombardia e il Lazio, dovrebbero entrare da subito in quest’elenco: il governatore lombardo Attilio Fontana proprio ieri ha inviato a Palazzo Chigi la richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza. La situazione è tale che perfino la portata del Naviglio grande , uno dei simboli di Milano , sarà ridotta per «risparmiare» da 55 a 12 metri cubi al secondo (mai così magra). Nel Lazio il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha già firmato lo stato di calamità naturale fino al 30 novembre.

Contro la “crisi idrica più grave degli ultimi 70 anni”, così come l’ha definita il premier Mario Draghi, sempre lunedì il governo dovrebbe emanare un decreto ad hoc, con la nomina di un “Commissario straordinario per la siccità”.

In carica fino al 31 dicembre 2024 e con uno staff di 30 persone, il Commissario avrà il compito di avviare almeno 20 “interventi prioritari salva-acqua” da realizzare “entro e non oltre” il 2024.

Lo scopo è quello di affrontare le cause strutturali della grande sete: dalle infrastrutture vecchie di 70 anni alla cattiva manutenzione dei bacini e della rete affidata ai concessionari, con una dispersione idrica che attualmente è superiore al 30 per cento, mentre in altri paesi Ue è di appena il 5-6%. La famigerata rete-colabrodo italiana.

“Il Consiglio dei ministri prenderà decisioni importanti e coraggiose — ha anticipato ieri il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini — È indispensabile utilizzare al meglio la poca acqua che abbiamo, dando priorità agli usi potabili e a quelli agricoli. Saranno introdotte norme straordinarie in un momento straordinario”.

Nel decreto saranno previsti anche stanziamenti per i settori più colpiti. L’assessore lombardo all’agricoltura, Fabio Rolfi, stima in 4-500 milioni di euro i danni per i raccolti andati persi quest’anno.

Non è escluso che la dichiarazione di stato d’emergenza coinvolgerà alla fine l’intero territorio nazionale.

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