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Sicurezza alimentare: per l’Unione Consumatori Italiani necessario rafforzare controlli e valutazioni integrate su pesticidi e fertilizzanti

Pubblicato il 20 Aprile 2026

I residui di pesticidi e fertilizzanti negli alimenti possono alterare il microbiota intestinale, provocando anche il diabete ed altri effetti dannosi su metabolismo e sistema immunitario. È quanto emerge da diversi studi, recentemente confluiti in un articolo della rivista americana Science, che apre il dibattito della comunità scientifica internazionale sul delicato tema. Il rischio, secondo gli studi, sussiste anche nel caso di esposizione a basse dosi di sostanze chimiche, se continuativa.

Ogni anno, a livello globale, vengano utilizzati oltre 4 milioni di tonnellate di fitofarmaci, cioè pesticidi, di cui circa 350mila tonnellate in Europa e, di queste, poco più di 90mila in Italia. Il Green Deal europeo si è preoccupato di prevedere, tra l’altro, una strategia per garantire la biodiversità ed un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, ponendo come obiettivo del 2030 il dimezzamento dell’uso di questi prodotti, nonché la destinazione del 25% dei terreni agricoli del continente alle produzioni biologiche. Frattanto, le norme prevedono già da tempo che i fitofarmaci debbano essere autorizzati e, per ciascuno di essi, esistono dei limiti legali ai residui negli alimenti: l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, effettua ogni anno oltre 100mila controlli a campione, con esiti conformi ai limiti in oltre il 96% dei casi. Nel 2025 sono stati registrati 483 allerte gravi, con ritiro dell’intera produzione dal mercato.

«Questi dati, apparentemente confortanti, non ci consentono comunque di stare completamente tranquilli», afferma l’Avv. Massimiliano Albanese, Segretario Federale dell’Unione Consumatori Italiani. «I più recenti studi lasciano supporre che il rischio di gravi danni alla salute esista anche con residui molto bassi di sostanze tossiche, per cui è indispensabile, in attesa di ulteriori approfondimenti scientifici, che venga adottato un approccio basato sul principio di precauzione, rafforzando i sistemi di monitoraggio e valutazione del rischio lungo l’intera filiera agroalimentare».

La questione non riguarda solo i pesticidi. Pochi giorni addietro, il Commissario UE all’agricoltura, Christophe Hansen, ha illustrato le linee d’intervento del nuovo Piano d’azione della Commissione sui fertilizzanti, che dovrebbe diventare operativo entro maggio 2026. La strategia è di ridurre, per quanto possibile, la dipendenza da fornitori esterni, incrementando la capacità produttiva interna e promuovendo l’efficienza d’uso dei fertilizzanti, sviluppando soluzioni a minore impatto ambientale, incluse quelle di tipo biologico. Tali indirizzi si integrano con gli obiettivi di autonomia strategica e resilienza dell’intero sistema agricolo europeo, anche alla luce delle attuali tensioni sui mercati internazionali e dell’impatto dei costi energetici sulle produzioni.

Tuttavia, «le evidenze scientifiche più recenti impongono un salto di qualità nelle politiche di controllo e prevenzione, anche in relazione all’uso dei fertilizzanti», prosegue Albanese. «In una fase in cui l’Unione Europea intende rafforzare la propria autonomia produttiva nel settore, è essenziale che tale obiettivo sia perseguito in piena coerenza con i più elevati standard di sicurezza alimentare. L’incremento della capacità produttiva e l’efficienza dei sistemi agricoli devono procedere parallelamente a un rafforzamento delle garanzie per i consumatori, attraverso controlli più estesi, valutazioni integrate dei rischi, anche alla luce dei possibili effetti cumulativi derivanti dall’uso combinato di pesticidi e fertilizzanti, nonché un consolidamento degli strumenti di tracciabilità e trasparenza lungo tutta la filiera. La tutela della salute», conclude il Segretario Federale, «non può essere subordinata a esigenze di mercato o a contingenze geopolitiche».

Ai consumatori, l’UCI raccomanda di accertarsi sempre del corretto lavaggio dei prodotti agricoli prima del loro consumo, sia quelli crudi che quelli da sottoporre a cottura: anche le soluzioni casalinghe più “classiche”, come l’ammollo in una soluzione di acqua e bicarbonato, possono risultare efficaci. In quest’ambito fa tuttavia ben sperare, soprattutto per i possibili usi industriali preliminari alla commercializzazione, la sperimentazione in corso presso l’University of British Columbia, di soluzioni di lavaggio di frutta e verdura per mezzo di detergenti naturali a base di amido, capaci di rimuovere fino al 96% dei residui chimici e di rallentare il deterioramento dei prodotti: uno strumento concreto, potenzialmente in grado di migliorare la sicurezza alimentare e ridurre gli sprechi, in un contesto in cui una quota significativa della frutta e della verdura prodotta viene persa lungo la filiera o dopo l’acquisto da parte dei consumatori.

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