Pubblicato il 1 Giugno 2024
Lo hanno trovato impiccato dentro al suo camion. La macabra scoperta in una piazzola di sosta di Isola d’Arbia, in provincia di Siena. Era il 27 luglio di due anni fa. E i genitori di Simone Casini non si sono mai rassegnati all’ipotesi del suicidio.
Perlomeno, non a una decisione presa autonomamente. Per questo la Procura di Siena adesso indaga per istigazione al suicidio.
Le indagini sulla morte del 43enne nato a Vivo d’Orcia, nel territori senese, “Hanno portato alla certa individuazione della persona che si celava dietro ai profili virtuali con i quali il Casini intratteneva frequentazioni telematiche e telefoniche”, è scritto nella nota della Procura.
“Al momento non sono emersi elementi che possano consentire di ipotizzare la sussistenza di altri reati (in particolare non sono emerse condotte connotate dal fine profitto) e le indagini proseguono per ulteriori approfondimenti del caso”, si legge ancora.
I magistrati si riferiscono alla relazione via web che Casini aveva intrattenuto per ben 8 anni con Enriquetta, una donna spagnola.
Una donna che, in realtà, era un’identità fittizia, con quale quale sarebbe stato tratto in inganno il camionista, che le avrebbe versato circa 70mila euro, riferisce il Corriere.
Enriquetta si spacciava per una infermiera 28enne e Casini non sarebbe stata la sua prima vittima di raggiri.
Casini aveva anche delle foto di lei, che ritoccava per apparire insieme.

Al tempo sul corpo dell’uomo non fu fatta alcuna autopsia, né il camion sequestrato.
Inoltere, tutti i profili social legati a Enriquetta sarebbero stati eliminati dai social dopo la morte del 43enne.
Lunedì scorso i genitori, assistiti dall’avvocato Enrico Valentini, erano stati ascoltati in Procura.
“La nostra convinzione è che sia stato ammazzato e poi impiccato”, aveva detto il padre, chiedendo anche la riesumazione della salma.

