Pubblicato il 9 Gennaio 2026
Quinta nave bloccata nella stretta sul petrolio venezuelano
Gli Stati Uniti hanno preso il controllo della petroliera Olina nei Caraibi, nell’ambito della strategia dell’amministrazione Trump per ridurre le esportazioni di greggio dal Venezuela e colpire le cosiddette “flotte ombra” soggette a sanzioni.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, si tratta della quinta nave sequestrata nelle ultime settimane. La Olina, che risultava registrata con una falsa bandiera di Timor Est secondo il database Equasis, era partita dal Venezuela ed era tornata nell’area completamente carica di petrolio, come riferito a Reuters da una fonte del settore.
La rotta della nave e gli ultimi segnali radar
La società britannica di sicurezza marittima Vanguard ha spiegato che il sistema di tracciamento Ais della Olina era stato rilevato per l’ultima volta 52 giorni fa nella zona economica esclusiva del Venezuela, a nord-est di Curaçao.
La petroliera aveva lasciato il Venezuela la scorsa settimana, poco dopo la cattura di Nicolas Maduro il 3 gennaio, e stava facendo ritorno verso le acque venezuelane con il carico ancora a bordo, a causa del blocco imposto da Washington sulle esportazioni.
Gli Stati Uniti avevano già inserito la nave nella lista delle sanzioni nel gennaio dell’anno scorso, quando si chiamava Minerva M, ritenendola parte della rete di imbarcazioni che operano senza assicurazioni e controlli adeguati per aggirare gli embarghi.
Il blitz della Guardia Costiera: “I criminali sono avvisati”
L’operazione è stata annunciata dalla segretaria alla Sicurezza nazionale Kristi Noem, che su X ha dichiarato: “La Guardia Costiera ha abbordato e sequestrato la petroliera Olina in acque internazionali a est dei Caraibi. Era partita dal Venezuela per eludere le forze statunitensi”.
Noem ha sottolineato che il sequestro è avvenuto con il coordinamento tra Dipartimento della Difesa, Dipartimento di Stato e Dipartimento di Giustizia, assicurando che l’azione è stata condotta nel rispetto delle leggi nazionali e internazionali.
Nel suo messaggio ha ribadito che le navi della flotta fantasma non potranno nascondersi dietro false bandiere e che gli Stati Uniti interromperanno i flussi di finanziamento collegati ad attività illecite, compreso il narcotraffico, diffondendo anche un video dell’abbordaggio della petroliera.
Le altre navi nel mirino di Washington
Nei giorni precedenti era già stata sequestrata un’altra petroliera, la M Sophia, appartenente alla stessa flottiglia di circa dodici navi partite dal Venezuela all’inizio del mese.
Altre tre imbarcazioni, Skylyn, Min Hang e Merope, tutte piene di greggio, sono invece rientrate nelle acque venezuelane dopo il blocco statunitense.
Secondo fonti di Reuters, altre sette petroliere della stessa flotta, anch’esse cariche di petrolio di proprietà della compagnia statale Pdvsa, erano attese in rientro tra venerdì e sabato. Al momento non è chiaro se Washington interverrà anche su queste unità.
Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito che il blocco sul petrolio venezuelano sanzionato resta valido in qualsiasi parte del mondo, confermando la linea dura degli Stati Uniti contro i tentativi di aggirare le restrizioni internazionali.

