Pubblicato il 25 Giugno 2026
I lavori per il ripristino della linea ferroviaria Priverno-Terracina, annunciati a fine maggio con la ripresa del cantiere e un investimento da 10 milioni di euro, rischiano ora una battuta d’arresto. A incidere sul futuro dell’intervento, previsto nell’area di Monte Cucca per la messa in sicurezza dal rischio caduta massi, sono un ricorso al Tar di Latina presentato da una privata e l’intervento della Soprintendenza archeologica.
Il ricorso contro Anas e commissario straordinario
Come riportato dai colleghi di Latinatu.it, infatti, la ricorrente, proprietaria di alcuni terreni lungo il versante interessato dalla linea ferroviaria, avrebbe chiesto la sospensione degli atti legati alla Conferenza dei Servizi e al verbale di consegna delle particelle destinate ai lavori. Il ricorso, presentato dagli avvocati Francesco Di Ciollo, Alessandro D’Angelis e Giovanni Di Ciollo, è rivolto contro Anas e il commissario straordinario per il ripristino della linea Terracina-Priverno.
Alla base dell’iniziativa ci sarebbe il timore che nell’area interessata dagli interventi sia presente un bene archeologico non adeguatamente considerato nel procedimento.
L’acquedotto romano di San Lorenzo dell’Amaseno
Secondo quanto emerso dalla relazione dell’archeologo Pier Carlo Innico, incaricato dalla proprietaria, nel sottosuolo sarebbe presente l’acquedotto romano di San Lorenzo dell’Amaseno, indicato come un’opera di rilevante interesse storico e archeologico.
La scoperta ha portato la ricorrente a presentare una segnalazione alla Soprintendenza. Nel ricorso viene sostenuto che la presenza dell’acquedotto renderebbe problematici gli atti di cessione volontaria delle particelle, trattandosi di beni che, in presenza di un bene archeologico, chiamerebbero in causa la tutela del patrimonio dello Stato.
La posizione della Soprintendenza
La Soprintendenza archeologica per le province di Frosinone e Latina, investita della vicenda, ha segnalato il caso alla Compagnia dei Carabinieri di Terracina e al Comando Tutela Patrimonio Culturale – Sezione Archeologica.
Secondo quanto riportato, l’acquedotto non sarebbe stato correttamente rappresentato nella vincolistica vigente, nonostante la lunga fase preparatoria dell’intervento. La Soprintendenza avrebbe inoltre ricordato di aver già prescritto, in sede di Conferenza dei Servizi, assistenza archeologica e ricognizione dell’area.
Chiesta l’interruzione dei lavori
Il punto centrale resta il rischio che gli interventi di mitigazione della caduta massi possano danneggiare l’acquedotto romano. Per questo la Soprintendenza avrebbe chiesto ai Carabinieri di notificare a committente ed esecutore dei lavori un provvedimento di interruzione delle attività, in attesa delle verifiche necessarie.
Il ricorso al Tar, presentato a inizio giugno, punta quindi a fermare il cantiere per evitare un possibile danno non più riparabile al patrimonio storico, archeologico e culturale.
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