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Stretto di Hormuz, allarme farmaci: rischio carenze nei prossimi mesi

Pubblicato il 15 Aprile 2026

Non solo carburante: l’impatto sulla sanità

La crisi legata alla chiusura dello stretto di Hormuz non riguarda soltanto il rincaro e la scarsità di carburante. Secondo Farmindustria, potrebbe avere conseguenze anche sul fronte sanitario, con possibili carenze di medicinali già nei mesi estivi.

Il presidente Marcello Cattani parla di un aumento dei costi di produzione superiore al 20%, che si aggiunge ai rincari accumulati dal 2021, mettendo sotto pressione l’intero comparto.

Un effetto domino sull’industria farmaceutica

Il conflitto in Medio Oriente viene definito come “il terzo grande shock in quattro anni”, dopo la guerra in Ucraina e la crisi del Mar Rosso.

Le conseguenze rischiano di generare un effetto a catena sull’economia, considerando il peso del settore farmaceutico, che nel 2025 ha registrato 69 miliardi di euro di export.

A pesare è anche la forte dipendenza dell’Italia dall’estero per le materie prime, come sottolineato dal ministro delle Imprese Adolfo Urso.

I rincari colpiscono tutta la filiera

L’aumento del prezzo del petrolio sta già producendo effetti concreti:
+25% per l’alluminio,
+15% per i principi attivi,
+25% per vetro e carta destinati agli imballaggi.

Questi rincari stanno mettendo in difficoltà le aziende, con riduzione delle forniture e rischio di accaparramenti.

Prezzi regolati e sostenibilità a rischio

In un contesto di prezzi dei farmaci regolati, l’aumento dei costi ricade interamente sulle imprese, creando seri problemi di sostenibilità produttiva.

Secondo Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria per il Centro studi, il rischio è che si verifichi una riduzione delle forniture di medicinali in Europa e in Italia, soprattutto a partire dall’estate.

I farmaci più esposti al rischio

Tra i prodotti che potrebbero diventare più difficili da reperire figurano:
paracetamolo,
antibiotici,
farmaci antidiabetici,
ma anche farmaci oncologici, la cui produzione dipende da materie prime petrolchimiche provenienti dal Golfo e in transito proprio nello stretto di Hormuz.

Dipendenza dall’estero e nodo strategico

Uno dei punti critici resta la forte dipendenza da Paesi come Cina e India per principi attivi e materiali.

Secondo Urso, circa il 74% delle materie prime arriva dall’estero, una condizione che espone l’Europa a gravi rischi in caso di crisi, come già accaduto durante la pandemia.

Da qui l’appello a rafforzare l’autonomia strategica europea e a introdurre politiche che sostengano la produzione farmaceutica, evitando misure che possano penalizzare ulteriormente il settore.

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