Pubblicato il 17 Marzo 2026
Gli alleati non seguono il piano militare degli Stati Uniti
La crisi nello stretto di Hormuz resta irrisolta e continua a preoccupare la comunità internazionale. Nessun Paese ha finora aderito alla richiesta del presidente statunitense Donald Trump di inviare mezzi militari per scortare le navi commerciali, bloccate a causa delle tensioni con l’Iran.
Il passaggio, fondamentale per i traffici globali di gas e petrolio, è di fatto paralizzato dall’inizio della guerra in Medio Oriente. Trump ha espresso forte insoddisfazione per la risposta tiepida degli alleati europei, criticando apertamente la mancanza di sostegno al suo piano.
L’Unione Europea evita il coinvolgimento diretto
I Paesi dell’Unione Europea, pur mantenendo una posizione prudente sul conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, hanno chiarito di non voler partecipare a operazioni militari nello stretto di Hormuz, almeno in questa fase.
Ad eccezione della Spagna guidata da Pedro Sánchez, che ha assunto una posizione più critica, gli Stati europei non hanno contestato apertamente l’azione militare, ma allo stesso tempo hanno scelto di non supportare un intervento diretto.
L’ipotesi di una soluzione sul modello del Mar Nero
Parallelamente, si fa strada una possibile alternativa diplomatica. L’Unione Europea sta valutando un’iniziativa ispirata al cosiddetto “modello Mar Nero”, già utilizzato per garantire il passaggio sicuro delle merci durante il conflitto in Ucraina.
L’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha dichiarato di aver avviato un confronto con il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, per verificare la fattibilità di un accordo simile anche nello stretto di Hormuz.
Il precedente dell’accordo sul grano ucraino
Il riferimento è all’intesa siglata il 22 luglio 2022 a Istanbul, che aveva permesso la ripresa delle esportazioni agricole ucraine nonostante il blocco dei porti causato dall’invasione russa.
Questo modello, basato su una mediazione internazionale e su garanzie condivise tra le parti coinvolte, potrebbe rappresentare una via alternativa all’escalation militare.
Una crisi ancora aperta
La situazione resta comunque complessa. Il blocco dello stretto di Hormuz continua a pesare sui mercati energetici globali, mentre le potenze internazionali cercano una soluzione che eviti un ulteriore aggravarsi del conflitto.
In questo scenario, l’Europa sembra orientata a privilegiare la via diplomatica, puntando su accordi multilaterali piuttosto che su un intervento armato diretto.

