Pubblicato il 9 Aprile 2026
Una tregua durata poche ore
La riapertura dello Stretto di Hormuz è durata pochissimo. L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di una tregua di due settimane con l’Iran aveva riacceso le speranze, permettendo anche il passaggio di alcune navi senza incidenti.
Tuttavia, la situazione è rapidamente precipitata di nuovo. Lo snodo marittimo è tornato al centro delle tensioni, dimostrando quanto sia cruciale non solo per i traffici commerciali, ma anche per qualsiasi prospettiva di cessate il fuoco.
Nuova chiusura dello Stretto
Dopo una serie di dichiarazioni contrastanti, è arrivata la conferma: lo Stretto di Hormuz è stato nuovamente chiuso, secondo quanto riferito dai media iraniani.
La decisione è legata all’escalation militare israeliana in Libano, che ha ulteriormente aggravato il quadro geopolitico.
I Guardiani della rivoluzione iraniani hanno imposto nuove regole di navigazione:
le navi devono seguire rotte alternative, più vicine alle coste iraniane, a causa del rischio di mine lungo il percorso tradizionale.
In particolare:
- per entrare nel Golfo dal Mar di Oman, le imbarcazioni devono passare tra la costa iraniana e l’isola di Larak
- per uscire, è prevista una rotta a sud dell’isola, lontana dal tracciato abituale vicino all’Oman
Un nodo strategico per il petrolio
Lo Stretto di Hormuz si conferma uno dei punti più delicati del conflitto, sia dal punto di vista militare sia economico.
I numeri evidenziano la portata del problema:
- circa 800 navi risultano bloccate nel Golfo dalla fine di febbraio
- 172 milioni di barili di petrolio e prodotti raffinati sono attualmente in mare
- il carico è distribuito su circa 187 petroliere
Una situazione che rischia di avere ripercussioni globali sui mercati energetici.
Le richieste dell’Iran
Tra le proposte avanzate da Teheran emerge una posizione chiara: mantenere il controllo dello Stretto, regolando il traffico attraverso un sistema gestito dalle proprie forze armate.
Secondo alcune indiscrezioni, si ipotizza anche l’introduzione di una sorta di “pedaggio” per il transito, definito da alcuni come un possibile “casello di Hormuz”, con pagamenti che potrebbero avvenire persino in criptovalute.
Dubbi legali e rischi internazionali
Questa ipotesi solleva numerose perplessità. Secondo diversi esperti, un sistema di questo tipo potrebbe violare il diritto internazionale, in particolare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.
Inoltre, resta aperta la questione delle sanzioni:
gli armatori che dovessero pagare l’Iran rischierebbero conseguenze sul piano internazionale, complicando ulteriormente una situazione già estremamente fragile.
Una crisi che va oltre il conflitto
La vicenda dello Stretto di Hormuz dimostra come la crisi non sia solo militare, ma anche economica e giuridica.
La sua riapertura stabile viene considerata una condizione essenziale per qualsiasi soluzione diplomatica, ma al momento l’instabilità continua a dominare lo scenario.

