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Tajani

Tajani replica alla Spagna sui migranti: “Comprendo le loro preoccupazioni, ma la gestione è stata un fallimento”

Pubblicato il 4 Agosto 2026

Il confronto tra Italia e Spagna sulla gestione dei flussi migratori continua ad alimentare tensioni diplomatiche. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha difeso la scelta del governo italiano di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’area Schengen nei confronti della Spagna, sostenendo che la decisione sia motivata dalla necessità di tutelare i confini nazionali ed europei.

Tajani: “La situazione di Ceuta riguarda tutta l’Europa”

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Tajani ha criticato apertamente la strategia adottata da Madrid sul fronte migratorio, definendola inefficace. Secondo il ministro, quanto accaduto a Ceuta, con migliaia di migranti bloccati nell’enclave spagnola, non può essere considerato un episodio isolato, ma rappresenta una questione che coinvolge l’intera Unione europea.

Il vicepremier ha sottolineato che l’Italia ha il dovere di difendere i propri confini, ricordando che questi coincidono anche con una parte significativa delle frontiere esterne dell’Unione.

“Siamo alleati, ma servono risposte concrete”

Pur ribadendo i buoni rapporti tra Roma e Madrid, Tajani ha precisato che l’amicizia tra i due Paesi non impedisce di evidenziare le criticità nella gestione dell’immigrazione.

Rispondendo alle critiche del premier spagnolo Pedro Sánchez e del ministro degli Esteri José Manuel Albares, il capo della Farnesina ha spiegato che la decisione italiana si basa su valutazioni oggettive effettuate dalle autorità competenti.

Tra i principali interrogativi posti da Tajani c’è il futuro dei circa 5.000 migranti subsahariani presenti a Ceuta, che, secondo il ministro, non potrebbero essere rimpatriati in Marocco. Per questo motivo ha chiesto maggiori garanzie, misure preventive e chiarimenti da parte delle istituzioni europee.

Il confronto sui numeri dell’immigrazione

Tajani ha inoltre contestato le affermazioni provenienti da Madrid secondo cui l’Italia registrerebbe un numero di ingressi irregolari superiore rispetto alla Spagna.

Secondo il ministro, i dati utilizzati dal governo spagnolo sarebbero riferiti a periodi precedenti al 2021, mentre negli ultimi anni gli arrivi in Italia si sarebbero ridotti sensibilmente, risultato attribuito all’azione diplomatica del governo Meloni e al Piano Mattei.

Il vicepremier ha poi espresso perplessità sulla scelta della Spagna di procedere alla regolarizzazione di centinaia di migliaia di cittadini stranieri senza un confronto preventivo con gli altri partner europei. Ha inoltre evidenziato che il numero delle richieste sarebbe in crescita, sollevando dubbi sulle possibili conseguenze per la libera circolazione all’interno dell’area Schengen.

Lo scontro diplomatico tra Roma e Madrid

Le tensioni tra i due governi sono aumentate dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, che aveva criticato l’operato dell’Italia nella gestione della crisi migratoria.

La risposta dell’esecutivo italiano è arrivata inizialmente dal Viminale, che ha rivendicato un calo degli sbarchi del 55% rispetto all’anno precedente e dell’82% rispetto al 2023, attribuendo il risultato agli accordi bilaterali siglati con diversi Paesi di origine e di transito dei migranti.

Successivamente è intervenuto anche Tajani, ribadendo che i risultati ottenuti sono il frutto di un intenso lavoro diplomatico e di intese internazionali finalizzate sia a favorire canali di ingresso regolari sia a contrastare il traffico di esseri umani.

Il vertice europeo e la proposta italiana

Nel frattempo, l’attenzione si sposta sul vertice straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione europea dedicato alla situazione di Ceuta.

Nei giorni precedenti, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso il sostegno dell’Unione alla Spagna attraverso una comunicazione indirizzata al premier Sánchez, nel tentativo di contenere l’escalation politica.

L’Italia partecipa al confronto con l’obiettivo di estendere a livello europeo il cosiddetto “modello Albania”, trasformandolo in uno strumento stabile della politica migratoria comunitaria. La proposta prevede hub per la gestione dei migranti in collaborazione con Paesi terzi, un rafforzamento del ruolo di Frontex e nuovi accordi economici per incentivare la cooperazione nella gestione delle frontiere esterne dell’Unione europea.

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