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Taranto, risorge palazzo Frisini: il progetto di 2 architetti napoletani (VIDEO)

Pubblicato il 15 Aprile, 2022

I progettisti napoletani, nella loro tappa a Taranto (dopo Pasqua ne seguirà un’altra con i dirigenti dell’Adisu e della Provincia di Taranto proprietaria dell’immobile), hanno avuto una percezione reale del legame che esiste ancora tra quest’edificio e quella che, in gergo, si chiama città consolidata

«Non sarà solo uno studentato, ma un contenitore polivalente strettamente connesso con la città». Parte da qui Giovanni Multari, architetto e docente universitario napoletano, che con il collega di studio Vincenzo Corvino coordinerà il pool di progettisti, tra architetti, ingegneri, archeologi e geologi, che ha vinto il concorso di progettazione per riqualificare Palazzo Frisini.

«Del resto – spiega Multari – è proprio questo il principio cardine del programma Puglia regione universitaria e dalle agenzie regionali Adisu e Asset. All’interno di quest’immobile – aggiunge – ci saranno diversi servizi che saranno utilizzabili dagli stessi cittadini di Taranto. Penso a tutti quelli – spiega – che verranno sistemati al piano terra ovvero alla caffetteria, alla biblioteca, al coworking e ad altri spazi che verranno poi ricavati per creare momenti di aggregazione sociale e culturale di cui Taranto avverte il bisogno».

taranto palazzo frisini
Taranto- palazzo Frisini

In questo contesto, ad esempio, il cosiddetto cortile di comunità può essere la rappresentazione plastica del principio a cui si richiama lo stesso Multari. «In quell’area – insiste l’architetto partenopeo – i 90 – 95 studenti universitari che lì alloggeranno potranno fisicamente incontrarsi con chi a Taranto, invece, è nato e risiede. Non voglio anticipare scelte che spetteranno poi materialmente ad altri, ma magari in questo cortile si possono allestire delle mostre, tenere convegni, fare cultura in senso lato».

I progettisti napoletani, nella loro tappa a Taranto (dopo Pasqua ne seguirà un’altra con i dirigenti dell’Adisu e della Provincia di Taranto proprietaria dell’immobile), hanno avuto una percezione reale del legame che esiste ancora tra quest’edificio e quella che, in gergo, si chiama città consolidata. È un’unione non solo urbanistica, ma anche fisica. Certo Palazzo Frisini è ormai abbandonato da almeno 25 anni e nell’ottobre del 2018 subì pure un parziale crollo interno, ma una parte della popolazione di Taranto guarda a quel contenitore con interesse. Verrebbe da dire, magari con un pizzico di retorica, con affetto. L’intuizione dei progettisti è, dunque, condivisibile.

Multari ascolta, annuisce e conferma: «Alcuni residenti della zona, proprio nel giorno in cui siamo stati a Taranto, ci hanno apertamente detto che non vedono letteralmente l’ora che quel palazzo torni a vivere. Che poi questo possa accadere grazie ai giovani vale, naturalmente, ancora di più». Già, eppure l’immobile insiste in una zona ad intenso traffico. Può costituire un ostacolo? «Non credo – risponde Giovanni Multari – anche perché, nei prossimi anni, cambierà il modo di muoversi nelle nostre città e poi, nel caso specifico, il progetto prevede che al “Frisini” ci sia una stazione per favorire il bike sharing».

FONTE – LA Gazzetta del Mezzogiorno

L’architetto mentre parla scorre le immagini dei modelli utilizzati per raffigurare il progetto che verrà e commenta: «È tutto affascinante. Tutto. Dalla riqualificazione di un’antica cappella trovata all’interno alla più generale – evidenzia – esigenza di recuperare l’esistente senza consumare altro suolo. Per Taranto poi valorizzare Palazzo Frisini significa fare quasi pace con un pezzo della sua storia che ha visto un immobile prima sede di un orfanotrofio e poi di un liceo scientifico finire mestamente avvolto nell’abbandono. Ora, mettiamoci al lavoro».

Si guarda, quindi, con (cauto) ottimismo alla possibilità che il ministero dell’Università finanzi la realizzazione di questa residenza universitaria – gli alloggi verranno sistemati al primo e la secondo livello dell’edificio – concedendo 6,4 milioni di euro. E questo, darebbe nuova vita all’intero comparto di via Mazzini che, sin dagli Anni Novanta, versa in una crisi commerciale e sociale tuttora evidente.