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Tentano di entrare in un appartamento a Padova: fermati due bambini di 10 e 11 anni

Pubblicato il 11 Agosto 2026

Erano partiti da Bologna nelle prime ore della mattina e avevano raggiunto Padova in treno. L’obiettivo, secondo quanto ricostruito dalla polizia, sarebbe stato un appartamento nella zona Palestro. A far scattare l’allarme è stata la proprietaria dell’abitazione, che ha sorpreso uno dei due ragazzini mentre stava scavalcando il balcone per entrare in casa.

Nel suo zaino gli agenti hanno trovato anche un cacciavite a taglio lungo circa 26 centimetri. La particolarità della vicenda riguarda soprattutto l’età dei due giovani: 10 e 11 anni.

Il tentativo di intrusione nell’appartamento

L’episodio è avvenuto alle 10.20 di domenica 9 agosto. La proprietaria si trovava in soggiorno insieme al compagno e aveva lasciato aperta la porta-finestra che conduce al balcone, complice il caldo.

A un certo punto la donna ha notato un ragazzino sul poggiolo. Il giovane aveva già oltrepassato il parapetto e si stava dirigendo verso l’interno dell’abitazione.

La proprietaria ha immediatamente urlato, attirando l’attenzione del compagno. Quando l’uomo è arrivato sul balcone, il bambino era già sceso nel giardino condominiale, dove lo aspettava un secondo ragazzino.

I due si sono dati alla fuga, ma il compagno della donna li ha inseguiti per le strade del quartiere e ha riuscito a fermarli, riportandoli nell’abitazione in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Gli accertamenti della polizia

Sul posto è intervenuta una volante della polizia. I due giovani erano sprovvisti di documenti e sono stati accompagnati in questura per procedere all’identificazione.

Durante i controlli, nello zaino del ragazzino indicato come quello entrato dal balcone sono stati trovati un cacciavite e un telefono cellulare.

Grazie ai rilievi foto-dattiloscopici, gli agenti sono riusciti a identificarli: si trattava di un bambino macedone di 10 anni e di un ragazzino italiano di 11 anni. I due hanno raccontato di essere cugini e di essere figli di due sorelle.

Gli accertamenti hanno inoltre permesso di ricondurre i minori a un insediamento di persone di etnia rom presente nel territorio bolognese.

Nessun familiare disponibile per riportarli a casa

Una volta completate le verifiche, è emerso che nessun familiare era nelle condizioni di raggiungere immediatamente Padova. Un presunto parente contattato dagli agenti ha spiegato di non poter arrivare in città, mentre i genitori dei due bambini risultavano essere in vacanza.

Di conseguenza, non è stato possibile procedere con l’affidamento immediato dei minori ai familiari.

Sono quindi state attivate le procedure previste per la tutela dei minori non imputabili. La polizia ha informato le procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni di Bologna e Venezia.

I due bambini sono stati infine affidati a un operatore sociale e accompagnati in una struttura di accoglienza.

La questura: possibile utilizzo di minori per commettere reati

La questura di Padova ha sottolineato come l’episodio riporti l’attenzione su un fenomeno particolarmente delicato: l’impiego di bambini molto piccoli nella commissione di reati, anche in considerazione della loro non imputabilità.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, i due minori non si sarebbero trovati casualmente nei pressi dell’abitazione. Avrebbero infatti raccontato di essere partiti insieme da Bologna nelle prime ore del mattino e di aver raggiunto Padova in treno, muovendosi quindi autonomamente verso un’altra città.

Per la questura, questo elemento rende la vicenda particolarmente significativa, soprattutto alla luce della loro presenza, poche ore dopo, nell’ambito di un tentativo di intrusione in un’abitazione.

Gli investigatori evidenziano inoltre la necessità di prestare attenzione alla possibile strumentalizzazione di minori non imputabili da parte di adulti, che potrebbero sfruttare la loro posizione giuridica per commettere furti o altri reati evitando le conseguenze penali.

Il nuovo disegno di legge sull’imputabilità dei minori

Il tema della responsabilità penale dei minori è attualmente oggetto di interventi legislativi. Il 23 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che punta a modificare le regole relative all’imputabilità dei ragazzi accusati di un reato.

Il provvedimento, tuttavia, non è ancora legge: dovrà essere esaminato e approvato sia dalla Camera sia dal Senato.

Attualmente, tra i 14 e i 18 anni un minore può essere imputabile e quindi processato, ma la sua capacità di intendere e di volere deve essere valutata caso per caso da un giudice. Per gli adulti, invece, questa capacità viene normalmente presunta.

La proposta del governo prevede che, in futuro, anche i ragazzi tra i 14 e i 18 anni siano considerati capaci di intendere e di volere, salvo che venga accertato il contrario.

La modifica, però, non avrebbe comunque riguardato il caso di Padova: i due bambini coinvolti hanno infatti rispettivamente 10 e 11 anni, quindi ben al di sotto della soglia dei 14 anni.

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