Pubblicato il 12 Settembre 2026
Dal 1° gennaio 2027 cambieranno le regole fiscali applicate al trattamento di fine rapporto (Tfr). La riforma prevede infatti l’eliminazione della clausola di salvaguardia che, fino al 2026, permette in determinate situazioni di confrontare la tassazione attuale con quella prevista dagli scaglioni e dalle aliquote Irpef in vigore nel 2006, applicando quella più favorevole al lavoratore.
La novità potrebbe quindi interessare i dipendenti che termineranno il proprio rapporto di lavoro dal 2027, ad esempio perché andranno in pensione o cambieranno occupazione.
Come funziona oggi la tassazione del Tfr
Per comprendere la portata della modifica bisogna tornare alla riforma dell’Irpef entrata in vigore nel 2007. Il cambiamento delle aliquote e degli scaglioni avrebbe potuto comportare, in alcune situazioni, una maggiore tassazione sulle somme accantonate come Tfr.
Il trattamento di fine rapporto viene infatti accumulato durante gli anni di lavoro e viene tassato quando viene effettivamente corrisposto, attraverso il sistema della tassazione separata.
Per evitare che la riforma fiscale penalizzasse alcuni lavoratori, era stata introdotta una specifica clausola di salvaguardia.
Dal 2027 scompare il confronto con le vecchie aliquote
Al momento della liquidazione del Tfr, il sistema attuale consente di effettuare un confronto tra le regole fiscali applicabili alla cessazione del rapporto e quelle in vigore al 31 dicembre 2006.
Quando il vecchio regime risulta più conveniente, il lavoratore può beneficiare del trattamento fiscale più favorevole.
Dal 2027 questo meccanismo verrà eliminato. Il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi non consentirà più di recuperare le aliquote e gli scaglioni del 2006 quando questi risultino più vantaggiosi.
In altre parole, viene meno quello che può essere considerato un “paracadute fiscale” pensato per accompagnare il passaggio al nuovo sistema Irpef.
Chi potrebbe subire maggiormente gli effetti della modifica
L’eliminazione della clausola non significa automaticamente che tutti pagheranno più tasse sul Tfr.
L’impatto dipenderà dalla situazione fiscale del singolo lavoratore e dal vantaggio che, nel suo caso specifico, sarebbe derivato dal confronto con la normativa del 2006.
Il vecchio sistema poteva risultare particolarmente conveniente per chi aveva alle spalle una lunga carriera lavorativa e redditi medio-alti. In queste situazioni, la scomparsa della clausola potrebbe determinare un prelievo fiscale maggiore, anche di alcuni punti percentuali.
Per altri lavoratori, invece, la differenza potrebbe essere molto più contenuta qualora il vecchio regime non avrebbe comunque garantito un vantaggio significativo.
Anche il Tfr maturato prima del 2027 può essere coinvolto
Uno degli aspetti più importanti riguarda il momento in cui viene accumulato il Tfr.
La modifica non riguarda esclusivamente le quote maturate dal 2027 in poi. A essere determinante è infatti la data di cessazione del rapporto di lavoro.
Questo significa che un lavoratore che ha accumulato il proprio Tfr anche per molti anni prima del 2027 potrebbe non poter più utilizzare il confronto con il regime fiscale del 2006 se il rapporto di lavoro termina a partire dal 1° gennaio 2027.
La novità potrebbe dunque avere un peso significativo soprattutto per chi vanta una lunga anzianità lavorativa e deve ricevere un Tfr consistente.
Cosa succede tra il 31 dicembre 2026 e il 1° gennaio 2027
Particolare attenzione sarà necessaria per i rapporti di lavoro che si trovano a cavallo tra il vecchio e il nuovo regime.
La legge prevede che l’abolizione della clausola decorra dal 1° gennaio 2027, ma l’individuazione della disciplina fiscale applicabile può richiedere di considerare sia la data di cessazione del rapporto sia il momento in cui matura il diritto alla percezione del Tfr.
Secondo alcune prime interpretazioni professionali, la nuova disciplina potrebbe interessare anche determinate cessazioni avvenute il 31 dicembre 2026, qualora il diritto alla percezione della somma sorga dal giorno successivo.
Su questo aspetto, tuttavia, saranno necessarie eventuali indicazioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.
Quanto Tfr si accumula ogni anno
Per comprendere meglio le cifre in gioco, si può considerare un esempio teorico basato sulla retribuzione annua.
Con uno stipendio di 24.000 euro lordi all’anno, la quota di Tfr maturata in dodici mesi sarebbe di circa 1.658 euro.
Con una retribuzione annua di 30.000 euro, l’accantonamento salirebbe a circa 2.073 euro, mentre con 40.000 euro arriverebbe a circa 2.764 euro.
Per redditi più elevati, le quote aumenterebbero ulteriormente: circa 3.456 euro con uno stipendio annuo di 50.000 euro e circa 4.147 euro con una retribuzione di 60.000 euro.
Si tratta comunque di importi lordi: la somma effettivamente incassata dal lavoratore sarà inferiore, perché sul Tfr viene applicata la tassazione separata.
Il netto dipende dalla tassazione
A titolo indicativo, un Tfr lordo di 2.073 euro potrebbe tradursi in circa 1.500-1.600 euro netti.
Nel caso di un accantonamento lordo di 3.456 euro, la somma effettivamente percepita potrebbe aggirarsi intorno ai 2.400-2.500 euro, mentre da una quota lorda di 4.147 euro potrebbero rimanere circa 2.800-3.000 euro.
Si tratta di stime indicative: l’importo netto effettivo dipende dalla situazione fiscale del singolo lavoratore e dalle regole applicabili al momento della liquidazione.

