Pubblicato il 11 Febbraio 2025
La storia di Tommaso è stata raccontata al Corriere della Sera dai genitori e dalla sua famiglia che parlano di ben 31 rifiuti.
L’alunno rifiutato è Tommaso P., un ragazzo di 15 anni che soffre per una forma severa di autismo.
“Non immaginavamo che alla scuola fosse permesso di scegliere i propri alunni. Ma essere scartati a priori è esattamente quello che è successo noi e a molte altre famiglie”, commentano sconsolati i genitori e la famiglia.
La procedura per i disabili gravi
La famiglia ha seguito la procedura prevista appositamente per questi casi. Si è, quindi, rivolta al servizio di orientamento scolastico, spiegando le difficoltà di Tommaso. Dopo aver effettuato i controlli necessari, meno di un mese dopo l’ente ha proposto ai genitori una lista di tre scuole milanesi che, in teoria, avrebbero dovuto avere i mezzi e il personale necessario a prendersi cura del ragazzo.
I primi no
A novembre, i primi due istituti rispondono subito di no, mentre dal terzo affermano di dover prima controllare se alla fine resterà disponibile un posto per uno studente gravemente disabile. Durante l’attesa, i genitori non si arrendono e chiamano altre 28 scuole.
La sequenza dei non possiamo…
Il Corriere riporta le risposte degli Istituti interpellati: “Non abbiamo il personale per controllare ragazzi che non siano nelle classi durante l’ora di lezione, meglio rivolgersi altrove”, risponde il Carlo Porta. “No, nei laboratori usiamo attrezzi che possono essere pericolosi”, dicono invece dal Vespucci.
“Non abbiamo le strutture adeguate e il personale”, fanno sapere Pasolini, Bertarelli, Ferraris, Caravaggio, Marconi, e Brera.
“Non abbiamo la garanzia di copertura del personale di sostegno”, comunicano dal Cardano. “Abbiamo già troppi ragazzi disabili, non riusciamo a prenderci cura di tutti” è invece la risposta di Ips Cavalieri, Kandinsky, Marignoni-Polo, e Oriani Mazzini. “Non riusciamo ad accogliere più di un disabile per classe” dicono dal Virgilio.
“In alcune scuole non si è presentato nessuno”
“Peccato che nel gruppo mettano tutti i Bes, studenti con bisogni speciali anche lievi”, commentano i genitori. Altri come il Bottoni, il Brera e il Frisi proseguono il racconto i genitori, “non hanno mai dato risposta o non si sono proprio presentate all’appuntamento stabilito”.
La famiglia si è rivolta anche al Verdi, istituto musicale, “dove pure ci eravamo offerti di sostenere concretamente la realizzazione di una sala di musicoterapia per tutti gli allievi”. No, anche dalle scuole private dove, teoricamente, la famiglia potrebbe pagare autonomamente l’insegnante e le ore di sostegno. “Al Gonzaga e al Don Bosco dicono che non hanno mai avuto studenti disabili gravi e fatto capire che non riescono ad organizzarsi in tal senso”, commentano sconfortati i genitori di Tommaso. Foto di repertorio

