Pubblicato il 7 Luglio 2022
“Non si può affatto escludere che all’imputato la giovane abbia dato delle speranze, facendosi accompagnare in bagno, facendosi sporgere i fazzoletti, tenendo la porta socchiusa, aperture lette certamente dall’imputato come un invito ad osare”.
Così i giudici della Corte d’Appello di Torino, cioè la presidente Piera Caprioglio insieme con i consiglieri Giacomo Marson e Marco Lombardo. Hanno ribaltato la condanna per violenza sessuale comminata a un 25enne accusato di avere stuprato un’amica nel bagno di un locale in un cortile di via Garibaldi.
Il verdetto del primo grado, condanna a 2 anni 2 mesi e 20 giorni, riguarda il caso del 2019 che ha coinvolto due giovani
La Corte d’Appello, invece, ha assolto l’imputato scrivendo che non vi sarebbe certezza dello stupro perché la ragazza, lasciando la porta socchiusa del bagno lo avrebbe “invitato a osare”.
L’imputato “non ha negato di avere abbassato i pantaloni della giovane” ma, secondo il giudice, “nulla può escludere che sull’esaltazione del momento, la cerniera, di modesta qualità, si sia deteriorata sotto forzatura”.
I ragazzi si conoscevano da tempo e un pomeriggio del maggio del 2019 si erano incontrati in centro.
Dopo avere bevuto alcuni aperitivi, i due erano andati in un bar. Qui la ragazza, poco più che ventenne, aveva chiesto al giovane di mostrarle dove fosse il bagno: lui conosceva bene l’interno del cortile della palazzina perché aveva lavorato in passato in quel locale.
La ragazza lascia la porta socchiusa come spesso si fa nei bagni piccoli e sporchi, poi domanda a lui di porgerle dei fazzoletti.
In quel momento l’imputato entra e la violenta, scrive la pm nel capo di imputazione, “girandola di spalle con forza e mettendole una mano sopra la bocca”.
Ma per la Corte d’Appello, la giovane sarebbe colpevole di avere “provocato l’avvicinamento dell’imputato”, chiedendogli di accompagnarla in bagno e di restare fuori dalla porta.
Siccome poi, scrivono i giudici, il presunto stupratore, agli zii della ragazza intervenuti a soccorrerla, era parso “gentile”, allora sarebbe credibile, perché “trattasi di atteggiamento molto lontano da quello dello stupratore”.
Quindi, conclude la Corte, l’imputato va assolto perché la giovane
“si trattenne nel bagno, senza chiudere la porta, così da fare insorgere in lui l’idea che questa fosse l’occasione propizia che gli stava offrendo”.
La ragazza era stata medicata all’ospedale Sant’Anna dopo lo stupro. Nel bagno, dopo la violenza, aveva avuto un attacco di panico e aveva vomitato.
La sentenza è stata impugnata in Cassazione dal sostituto procuratore generale Nicoletta Quaglino.

