Pubblicato il 17 Febbraio 2026
Operazione congiunta tra Italia e Spagna
La Guardia di finanza di Catania, insieme alla Policía Nacional spagnola, ha disarticolato un’organizzazione criminale impegnata nel traffico internazionale di stupefacenti tra la Sicilia orientale e la Catalogna. L’attività investigativa, denominata “Barcellona Express” e “Farfalla”, si è conclusa con 12 misure cautelari.
In particolare, sei indagati sono stati posti agli arresti domiciliari in Italia, mentre tra i soggetti fermati in Spagna due sono finiti in carcere e quattro sono stati sottoposti al divieto di espatrio con obbligo di presentazione.
Le indagini sono state coordinate dalla Procura distrettuale di Catania e dal Tribunale di Sant Feliu de Llobregat, con il supporto di Eurojust e della Direzione nazionale antimafia. L’operazione ha coinvolto 80 finanzieri e 65 agenti spagnoli, impegnati tra Catania, Acireale, Riposto, Paternò e Barcellona.
Sequestri di droga, coltivazioni e patrimoni
Nel corso dell’inchiesta sono stati confiscati beni per circa un milione di euro, tra cui una villa a Barcellona, cinque veicoli tra auto e motocicli, conti e attività finanziarie, oltre a denaro contante.
Durante le perquisizioni sono state individuate 1.670 piante di cannabis e tre coltivazioni indoor complete di attrezzature, oltre a più di 40 mila euro in contanti.
La struttura dell’organizzazione
Gli investigatori hanno ricostruito un gruppo stabile con base nella provincia di Catania e ramificazioni operative in Spagna, specializzato nella produzione e distribuzione di marijuana e hashish destinati al mercato della Sicilia orientale.
Secondo l’accusa, al vertice si troverebbe Alessandro Cammarata, 47 anni, catanese trasferitosi a Barcellona, ritenuto responsabile della gestione delle coltivazioni e dei canali di vendita. L’uomo, arrestato di recente in Spagna per detenzione di droga e sottoposto al divieto di espatrio, è stato rintracciato a Catania, dove si era recato clandestinamente.
Accanto a lui avrebbe operato Rosetta Scorza, 44 anni, che si sarebbe occupata delle fasi preparatorie, del controllo delle quantità, della qualità del prodotto e della gestione delle coltivazioni, comprese irrigazione e trattamenti. Entrambi rispondono anche di riciclaggio di denaro.
Tra i collaboratori figurerebbero i catanesi Dino e Giuseppe Leocata e Salvatore Storniolo, accusati di trasportare denaro tra Italia e Spagna e di contribuire alla gestione delle piantagioni. Giuseppe Leocata, in particolare, si sarebbe occupato dello spaccio nel territorio etneo, nascondendo lo stupefacente in un immobile a Belpasso.
Storniolo, inoltre, avrebbe finanziato l’attività e, insieme ad Andrea Di Bella, gestito la cassa comune, distribuendo i compensi agli affiliati. L’indagine ha individuato anche quattro cittadini spagnoli impiegati stabilmente nelle coltivazioni indoor in Catalogna, mentre un altro soggetto avrebbe facilitato i trasporti sfruttando una società di commercio internazionale di alimenti.
I sequestri nel corso delle indagini
L’inchiesta ha prodotto risultati progressivi, con numerosi arresti in flagranza e sequestri di grandi quantitativi di droga. Complessivamente sono stati confiscati oltre 900 chilogrammi di hashish e marijuana, una piantagione a Mascali e quattro armi da fuoco.
In Spagna la Policía Nacional ha intercettato a Barcellona 179 chili di marijuana e 156 chili di hashish, arrestando tre persone. Inoltre, nelle acque vicino alle Isole Eolie è stato bloccato un natante proveniente dalla Catalogna con 150 chili di marijuana a bordo, con il fermo di due trafficanti stranieri.
Ulteriori collegamenti hanno portato al sequestro di 273 chili di stupefacenti al porto di Civitavecchia e 60 chili nel Catanese.
Rotte e tecniche per eludere i controlli
L’organizzazione avrebbe modificato nel tempo le modalità di trasporto. In una prima fase, la droga viaggiava su camion, nascosta tra bancali di frutta e verdura dopo la tratta marittima tra Barcellona e Civitavecchia. Successivamente veniva occultata in sacchi di mangime per animali, aperti e richiusi a caldo per sfuggire ai controlli.
In seguito la rete criminale ha diversificato le rotte, ricorrendo anche a trasporti marittimi diretti verso la Sicilia.
Le accuse
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, detenzione e spaccio, riciclaggio, con l’aggravante della disponibilità di armi per i promotori. I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania su richiesta della Procura etnea.

