Pubblicato il 17 Maggio 2025
Dolore e sgomento nella casa di reclusione dell’Isola d’Elba
Un nuovo dramma scuote la Polizia Penitenziaria: un sovrintendente di 58 anni, in servizio presso la casa di reclusione di Porto Azzurro, sull’Isola d’Elba, si è tolto la vita nel pomeriggio di ieri, venerdì 16 maggio. Il gesto è avvenuto all’interno della sua abitazione, situata nel perimetro del carcere.
A dare la notizia è stato Francesco Oliviero, segretario regionale toscano del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che ha espresso tutta la sua commozione: “Un gesto estremo che ci lascia attoniti, pieni di dolore e riflessione”. Dietro l’uniforme, ha ricordato, c’era un uomo segnato da una sofferenza silenziosa, diventata insopportabile.
Allarme del sindacato: condizioni insostenibili
Oliviero ha colto l’occasione per denunciare le gravi difficoltà affrontate quotidianamente dagli agenti penitenziari: turni logoranti, stress costante, carichi emotivi pesanti e un preoccupante vuoto istituzionale.
“È il secondo suicidio dall’inizio dell’anno”, ha sottolineato, lamentando l’assenza di risposte concrete da parte delle autorità. “Le nostre denunce non sono numeri: sono vite”.
Appello urgente per interventi strutturali
Anche il segretario generale del Sappe, Donato Capece, è intervenuto con parole ferme, evidenziando come i poliziotti penitenziari siano troppo spesso lasciati soli, privi del supporto psicologico necessario.
Capece ha ribadito l’urgenza di interventi strutturali, come l’istituzione di una direzione medica interna al Corpo, con personale sanitario e psicologico dedicato esclusivamente al benessere degli agenti.
“Basta parole, servono fatti”
Il fenomeno dei suicidi tra gli agenti penitenziari, ha ricordato Capece, è una piaga ricorrente che continua a colpire il Corpo dei Baschi Azzurri.
“È il momento di agire. Dietro ogni divisa c’è una persona che porta un peso enorme. Basta parole, è tempo di fatti”, ha dichiarato con decisione.
Un dolore che non deve essere dimenticato
Il Sappe ha espresso profonda vicinanza alla famiglia del collega scomparso, unendosi in un abbraccio di commozione e rispetto.
“Il suo gesto non può passare inosservato”, ha concluso Oliviero. “Che il suo sacrificio serva da monito per un cambiamento non più rinviabile”.

