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Trapianto rinviato, la denuncia di una famiglia di Cisterna: «Ci hanno detto che mancavano le provette»

Una famiglia di Cisterna denuncia il rinvio di un trapianto a Firenze: secondo la testimonianza, l’intervento sarebbe stato fermato per la mancanza di provette

Pubblicato il 6 Ottobre 2026

Un trapianto atteso a Firenze sarebbe stato annullato, secondo quanto raccontato dalla sorella della paziente, per la mancanza delle provette necessarie a procedere. È la denuncia affidata alla redazione da una famiglia di Cisterna, che chiede chiarimenti sulle ragioni che avrebbero portato alla sospensione dell’intervento.

La testimonianza arriva dalla sorella della donna che avrebbe dovuto sottoporsi al trapianto in una lettera alla redazione dei colleghi di Radio Antenne Errecci. Un appuntamento vissuto dalla famiglia con apprensione e speranza, soprattutto considerando quanto il fattore tempo possa essere determinante per chi è in attesa di un organo.

«Ci è stato detto che non c’erano abbastanza provette»

Secondo quanto riferito nella lettera, l’intervento sarebbe stato fermato perché non sarebbero state disponibili abbastanza provette per completare le procedure necessarie. Una motivazione che ha lasciato increduli i familiari, che si interrogano su come un materiale ritenuto indispensabile possa non essere disponibile in occasione di una procedura programmata e particolarmente delicata.

«Dietro una provetta non c’è una pratica burocratica. C’è mia sorella, c’è una persona che aspetta e c’è una famiglia che vive ogni giorno con la paura di perdere qualcuno che ama», si legge nella segnalazione.

Le domande rivolte al sistema sanitario

La famiglia chiede ora di conoscere chi avesse il compito di garantire la disponibilità del materiale necessario, quali controlli siano previsti e come sia stato possibile arrivare al momento dell’intervento senza, secondo quanto riferito, tutto l’occorrente per procedere. Nella lettera viene inoltre sollevato il tema delle responsabilità legate a una decisione che, per chi attende un trapianto, può avere conseguenze particolarmente rilevanti.

«Vogliamo soltanto che il sistema funzioni»

I familiari precisano di non chiedere corsie preferenziali né trattamenti particolari. La richiesta è che le procedure sanitarie funzionino e che episodi di questo tipo vengano chiariti.

«Non vogliamo favoritismi. Non vogliamo scorciatoie. Vogliamo semplicemente che il sistema funzioni», scrive la sorella della paziente, che conclude sottolineando come, di fronte a un trapianto che sarebbe stato fermato per la mancanza di materiale sanitario, la famiglia abbia deciso di rendere pubblica la propria esperienza.

Al momento, quanto riportato deriva dalla testimonianza della famiglia e non contiene una replica della struttura sanitaria interessata.

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