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L'autobus è stato fermato sulla 131 dagli agenti della polizia stradale.

Trento, parla la poliziotta transgender picchiata da tre ultras: “In città mi guardano con disprezzo”

Pubblicato il 25 Febbraio 2025

La poliziotta trans picchiata la notte di San Valentino a Trento racconta di sentirsi in pericolo. Perché i tre capi ultras che l’hanno malmenata “sanno dove abito”. Per questo ha paura anche dell’intervista che rilascia oggi al Corriere. L’agente racconta il suo percorso di transizione e di come hanno reagito i colleghi e le istituzioni. “Mi chiami Alessia, diventerà questo il mio nome”, dice al giornalista Andrea Pasqualetto. Alessia ha 53 anni e da 34 indossa la divisa. La transizione l’ha iniziata “da un anno e mezzo con una psicologa che ha constatato la mia disforia di genere”. Nella sua città “c’è chi ti deride e fa la battutina, c’è chi ti considera il peggio del peggio e ti guarda con disprezzo e ci sono quelli che, diciamo così, sognano”.

Alessia ha subito 22 punti di sutura alla testa, ha il naso rotto e un trauma cranico. La sua prognosi è di 30 giorni

L’aggressione è avvenuta in un bar vicino allo stadio di Trento. Tre ultras hanno iniziato a insultarla e a strattonarla e, quando lei ha dato a uno schiaffo a uno di loro, l’hanno picchiata con calci, pugni e uno sgabello. Era “in borghese: avevo una mini, un paio di stivali, la camicia, la borsetta. Ma sapevano di avere a che fare con una poliziotta perché uno dei tre mi conosce e io conosco lui. Loro fanno parte della “Nuova Guardia”, un gruppo di ultrà di estrema destra della curva Mair del Trento. Lo so bene anche perché vado pure io allo stadio, ma alla Sud, in tribuna”.

Pentita per lo schiaffo

“Se guardo a quel che è successo dopo sì, ma era giusto darglielo”. E la cosa che le fa più paura non sono “le botte ma la denigrazione. Sto vedendo e sentendo cose che mi feriscono, versioni chiamiamole strane sulla vicenda, non mi chieda altro”. Alessia come poliziotta ha un lavoro d’ufficio fuori Trento: “Con i colleghi ho un buon rapporto, che quantomeno non inficia il mio status. In Polizia sto comunque facendo un percorso particolare del quale non voglio parlare per non creare confusioni”. Nella transizione è arrivata “la fase più bella e impegnativa, nella quale ho iniziato a prendere antiandrogeni e ormoni”.

“In ufficio cercano di chiamarmi Alessia”

In ufficio “cercano di chiamarmi Alessia ma non è così semplice per tutti. Io peraltro ho sempre preferito bypassare l’argomento. Ma insomma, da qualche anno era diventato tutto abbastanza evidente: ho le unghie lunghe, sono truccata, mi vesto da donna e lo posso fare visto che non devo indossare praticamente mai la divisa, ho anche un po’ di seno. Poi un giorno l’ho detto chiaro: io sono questa. E loro l’hanno accettato. Dai documenti non risulta ancora perché la fase giuridica non si è conclusa e al momento risulto maschio e poliziotto. Quando il giudice darà l’ok, spero a fine anno, potrò anche fare qualche ritocco estetico, perché così come prevede la legge”. Foto di repertorio

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