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Trucebaldazzi

Trucebaldazzi: “I video sui social mi hanno rovinato, faccio il rapper a modo mio” (VIDEO)

Pubblicato il 11 Aprile, 2022

“Sono il primo a essere consapevole di avere dei problemi ma non sono un fenomeno da baraccone. I video sui social mi hanno provocato una brutta depressione e dato problemi, per mesi non sono uscito di casa e pure oggi continuo ad andare dove non c’è molta gente. Amo il rap e voglio continuare a farlo, sperando un giorno di poter incontrare il mio idolo Fabri Fibra”, così Trucebaldazzi.

31 anni, alle spalle dieci anni e milioni di visualizzazioni su Youtube e social, Matteo “Il Truce” Baldazzi nella sua Bologna si è messo a nudo in un’intervista rilasciata alla redazione locale del Corriere della Sera e in un video pubblicato sul suo canale YouTube.

“Decisi di pubblicare quei video perché avevo avuto dei problemi alla scuola media di Rastignano – racconta il 31enne – Io ormai avevo finito la scuola ma quel periodo mi ha lasciato molte cicatrici perché anche con i compagni non era andata bene, andò un po’ meglio alle superiori. In particolare non mi sono trovato bene con uno degli educatori che mi erano stati assegnati alle medie. Era molto severo con me e non siamo mai entrati in sintonia. E allora ho composto le canzoni, le prime che facevo, e che mi rendo conto non fossero fatte molto bene. Pubblicammo anche i video e il resto lo conoscete già“.

La gente ha iniziato a riconoscermi per strada e ho anche incominciato a fare delle serate – spiega Trucebaldazzi –. Erano in particolare degli eventi trash, ma ben presto mi sono reso conto che non mi facevano bene. La gente mi scherniva e mi bullizzava, mi ricoprivano d’insulti. Infatti ebbi da ridire pure con gli organizzatori, non volevo fare il pagliaccio”.

“Mi sono ammalato e mi sono chiuso in casa, non volevo più vedere nessuno per il timore di essere preso in giro – racconta –. Io sono seguito dal Centro di salute mentale, in generale le persone devono sapermi prendere. Sono tranquillo ma purtroppo anche andare in centro a Bologna per me era diventato e rimane molto difficile». Perché il problema, come spiega Trucebaldazzi, nasce sugli schermi e poi si sposta nella vita reale: «Sulle mie pagine social (dove è tornato a essere molto attivo, ndr) blocco in continuazione persone che mi vogliono solo infastidire e mi insultano per quello che faccio. Io so che gli haters a volte sono solo dei frustrati ma quando avverto quel clima su di me lo proietto anche fuori dallo schermo del pc e penso che ci sia qualcosa di ostile anche fuori di casa”.

Recentemente ha deciso di autoetichettare i suoi progetti con «Malato mentale» e quell’espressione se l’è pure tatuata: “Io racconto le cose vere, grazie al supporto psicologico sto provando a superare il rancore che provo, soprattutto verso quell’età della mia vita. Penso di aver subito un vero e proprio disturbo dell’apprendimento. Negli anni delle medie non ho imparato praticamente nulla”. Pentito per quello che ha detto all’epoca o anche per alcuni termini sopra le righe che continua a usare nei suoi testi? «Scrivevo di getto ed ero molto arrabbiato, ero più “piccolo”. I testi continuo a scriverli sempre da solo, le basi invece le compro online. Del primo periodo posso sicuramente dire di non aver incontrato le persone giuste e di essere una persona molto ingenua”. 

Il video di “Vendetta vera” diventato iconico con la “bomba”, nacque quando un regista decise di darmi una mano. Ma quando ho visto l’effetto che aveva fatto gli chiesi di cancellarlo, lui inizialmente lo ha cancellato ma poi lo ha rimesso in circolo. Ebbi da ridire anche con lui“.

“Adesso le cose vanno meglio anche se con me bisogna sempre stare un po’ attenti a quello che mi si dice e a come trattarmi, per questo voglio fare rap in modo indipendente. Anche fare l’intervista e riaccendere i riflettori non mi impensierisce perché non ho più paura. Anche se fare i live o andare in centro a Bologna non mi va molto, perché quando vedo i sorrisi di qualcuno che mi guarda non la prendo bene, credo di non essere ancora pronto a salire di nuovo su un palco. Sto provando a costruirmi una vita sociale, perché ancora non ce l’ho”.