Pubblicato il 20 Agosto 2026
Washington interrompe i negoziati e punta sull’isolamento economico
Donald Trump alza ulteriormente il livello dello scontro con Teheran e annuncia l’avvio di una campagna di pressione economica contro l’Iran e contro tutti i soggetti disposti ad aiutarlo.
Il presidente americano ha ordinato alla squadra negoziale guidata dal vicepresidente JD Vance, insieme agli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, di interrompere i contatti con Teheran. La decisione arriva dopo alcuni colloqui definiti positivi, ma che non avrebbero prodotto risultati concreti.
Trump ha definito la nuova strategia una «guerra economica» e un isolamento senza precedenti, minacciando ritorsioni anche contro Paesi, banche, aziende e istituzioni che dovessero garantire all’Iran canali finanziari o commerciali.
Trump: «Chi aiuta l’Iran subirà conseguenze»
In un messaggio pubblicato su Truth, il presidente statunitense sostiene che Teheran abbia avuto un’occasione irripetibile per raggiungere un accordo con Washington, ma di non averla sfruttata.
Secondo Trump, la nuova offensiva economica dovrà colpire soprattutto il contrabbando di petrolio, i trasferimenti di denaro, gli uffici di cambio, i registri navali e le società utilizzate come copertura.
L’amministrazione americana vuole inoltre che gli alleati si schierino con Washington nell’obiettivo di isolare l’Iran. Trump sostiene che le nuove misure possano ridurre drasticamente la capacità di Teheran di finanziare attività considerate terroristiche dagli Stati Uniti.
Il presidente ribadisce anche una delle sue principali linee rosse: l’Iran non dovrà mai arrivare a possedere un’arma nucleare.
Axios: gli Usa avrebbero creato un corridoio nello Stretto di Hormuz
Sul fronte energetico e militare, secondo quanto riferito da Axios, gli Stati Uniti avrebbero predisposto un corridoio di navigazione riservato alle proprie operazioni nello Stretto di Hormuz.
Il passaggio è strategico per il mercato mondiale dell’energia: attraverso Hormuz transita circa un quinto del petrolio globale. L’obiettivo americano sarebbe garantire la continuità delle esportazioni, nonostante la drastica riduzione del traffico commerciale e gli attacchi contro alcune imbarcazioni.
La situazione nello stretto resta quindi uno dei principali punti di tensione del conflitto, con possibili conseguenze anche sui mercati energetici internazionali.
La pressione di Washington guarda alla Cina
Tra gli obiettivi della nuova strategia americana ci sarebbero anche le raffinerie indipendenti cinesi, considerate un canale fondamentale per l’esportazione del petrolio iraniano.
La Cina acquisterebbe infatti oltre l’80% del petrolio iraniano destinato ai mercati esteri. Colpire gli intermediari e le strutture che consentono a Teheran di continuare a vendere greggio rappresenterebbe quindi uno degli strumenti principali per aumentare la pressione economica.
Tra le ipotesi sul tavolo resterebbe inoltre quella di un blocco terrestre, che richiederebbe però la collaborazione di diversi Paesi confinanti con l’Iran, tra cui Iraq, Turchia e Pakistan.
Teheran: «Il D-Day economico sarà un fallimento»
Da Teheran arriva una risposta durissima. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito il cosiddetto «D-Day economico» annunciato da Trump un tentativo di spostare l’attenzione dalle difficoltà interne agli Stati Uniti.
Secondo Araghchi, Washington dovrebbe fare i conti con un debito elevato e tassi d’interesse molto alti. Il ministro accusa inoltre gli Stati Uniti di portare avanti un «terrorismo economico» capace, a suo giudizio, di mettere a rischio la stabilità dell’economia globale.
Anche il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha respinto le minacce americane, sostenendo che Washington si trovi in una situazione di crescente difficoltà: un eventuale ritiro dal conflitto danneggerebbe la credibilità degli Usa, mentre la prosecuzione dello scontro potrebbe aprire nuovi fronti di crisi.
Trump non commenta l’attacco israeliano in Siria
Nel frattempo, Trump ha confermato ad Axios di essere stato informato dell’attacco israeliano contro una base aerea in Siria, senza però esprimere pubblicamente una condanna dell’operazione.
Alla domanda sul raid, il presidente ha risposto: «Non posso parlarne», senza chiarire se il briefing ricevuto fosse avvenuto prima o dopo l’attacco.
Secondo Axios, Israele avrebbe sganciato almeno otto bombe contro piste e hangar della base di Abu al-Duhur, nel nord della Siria, a circa 70 chilometri dal confine con la Turchia. L’attacco avrebbe danneggiato infrastrutture recentemente ricostruite, senza provocare vittime.
Fonti statunitensi e israeliane sostengono che l’operazione fosse finalizzata a impedire un rafforzamento della presenza militare turca nella base.
Cresce il rischio di un allargamento del conflitto
La nuova offensiva economica americana aggiunge un ulteriore livello di tensione a uno scenario già caratterizzato da scontri militari, minacce contro le rotte energetiche e contrapposizioni diplomatiche.
Secondo il Financial Times, Teheran starebbe valutando anche la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi nell’Europa meridionale e sud-orientale qualora Trump decidesse di intensificare ulteriormente le operazioni contro l’Iran.
L’annuncio della Casa Bianca apre dunque una nuova fase del confronto: Washington punta a soffocare economicamente Teheran, mentre l’Iran minaccia di ampliare la risposta oltre il Medio Oriente.

