Pubblicato il 17 Ottobre 2026
Donald Trump ha deciso di sospendere temporaneamente alcune misure sanzionatorie contro la Russia, rinviando l’applicazione dei dazi nei confronti dei Paesi che acquistano petrolio e gas da Mosca. La decisione è stata formalizzata attraverso un ordine esecutivo pubblicato venerdì dalla Casa Bianca, a pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni.
La motivazione ufficiale, riportata nel documento, è legata all’interesse nazionale degli Stati Uniti. Secondo l’amministrazione americana, l’introduzione delle tariffe avrebbe potuto complicare gli sforzi per contenere i prezzi del diesel in vista delle elezioni di metà mandato, previste per il 3 novembre.
La scelta arriva mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky continua a sollecitare il sostegno dei partner europei, chiedendo ulteriori 80 miliardi di dollari per finanziare la resistenza di Kiev.
Il piano di Lindsey Graham e i dazi fino al 100% contro i Paesi che acquistano energia russa
Le misure sospese erano previste dal Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026, normativa promossa dal senatore repubblicano Lindsey Graham e firmata da Trump il mese precedente, secondo quanto riportato nell’articolo originale.
Il provvedimento avrebbe permesso agli Stati Uniti di imporre dazi fino al 100% sulle importazioni provenienti dai principali Paesi acquirenti di petrolio greggio e gas russo.
Le disposizioni avrebbero riguardato inizialmente i cinque maggiori compratori di energia proveniente dalla Russia, con la possibilità di estendere le tariffe anche ad altri Stati che avessero continuato ad acquistare consapevolmente idrocarburi russi nei 30 giorni successivi all’entrata in vigore della legge.
Nel mirino della normativa sarebbero finiti anche i Paesi individuati come principali responsabili dell’elusione delle sanzioni imposte a Mosca.
L’ordine esecutivo della Casa Bianca e le critiche dei Democratici
La sospensione resterà valida fino a quando il presidente o i funzionari competenti dell’amministrazione americana non riterranno opportuno procedere con ulteriori provvedimenti.
La Casa Bianca ha motivato la decisione richiamando l’interesse nazionale degli Stati Uniti, in particolare la necessità di contenere i costi energetici in un periodo politicamente delicato.
La scelta ha però provocato reazioni critiche da parte dell’opposizione democratica. Il deputato della Virginia Don Beyer ha accusato Trump di assecondare le richieste di Vladimir Putin e di indebolire il sostegno internazionale all’Ucraina.
Secondo Beyer, la sospensione delle misure rischia di compromettere gli obiettivi della legge approvata per aumentare la pressione economica sulla Russia in risposta all’invasione dell’Ucraina.
Il parlamentare ha inoltre sostenuto che la decisione contraddica la volontà del Congresso di adottare strumenti più incisivi contro Mosca.
L’intesa sul diesel russo e le preoccupazioni sul finanziamento della guerra
La retromarcia sulle sanzioni arriva dopo un’intesa tra Trump e Putin che, secondo le ricostruzioni citate nell’articolo, prevederebbe un allentamento di alcune restrizioni in cambio di maggiori forniture di diesel russo sui mercati internazionali.
L’accordo ha sollevato interrogativi anche all’interno del Partito repubblicano. Alcuni parlamentari statunitensi temono infatti che i ricavi derivanti dalle esportazioni energetiche possano contribuire a finanziare lo sforzo bellico russo.
Il nodo centrale riguarda il possibile contrasto tra due obiettivi dell’amministrazione americana: da una parte, contenere i prezzi dei carburanti per i consumatori; dall’altra, mantenere la pressione economica sul Cremlino per limitare le risorse a disposizione della Russia nella guerra contro Kiev.
Giorgia Meloni definisce l’accordo “molto rischioso”
Anche la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, è intervenuta sulla questione, esprimendo perplessità sull’intesa tra Washington e Mosca e definendola «molto rischiosa».
Le sue dichiarazioni hanno provocato una replica della Casa Bianca, che ha difeso l’accordo attraverso una presa di posizione riportata dalla stampa italiana.
La risposta americana è stata netta: l’intesa è stata definita «un grande accordo».
La vicenda evidenzia le differenti valutazioni tra gli alleati occidentali sulle modalità con cui gestire le restrizioni energetiche nei confronti della Russia. Mentre Washington richiama la necessità di intervenire sui prezzi del diesel, altri esponenti politici sottolineano i rischi legati alle entrate energetiche di Mosca e alle possibili conseguenze sul conflitto ucraino.
La sospensione dei dazi rappresenta quindi un passaggio importante nel dibattito sulla strategia americana verso la Russia, con effetti che dipenderanno dalle successive decisioni della Casa Bianca e dall’evoluzione dei rapporti con gli alleati europei.

