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Uccise moglie e suocera, ergastolo confermato per Giampaolo Amato: la Corte d’Assise d’appello dice no al ricorso

Pubblicato il 9 Gennaio 2026

Confermata la condanna per il duplice omicidio

La Corte d’Assise d’appello di Bologna, presieduta dal giudice Domenico Stigliano, ha confermato la condanna all’ergastolo per Giampaolo Amato, 66 anni, ex medico della Virtus pallacanestro e oculista. La decisione è arrivata dopo quattro ore di camera di consiglio. Amato era già stato condannato in primo grado per l’omicidio della moglie Isabella Linsalata e della suocera Giulia Tateo, decedute a distanza di 22 giorni nell’ottobre 2021.

L’accusa: somministrazione di un mix di farmaci

Secondo la ricostruzione dell’accusa, le due donne sarebbero state avvelenate con una combinazione di Sevoflurano (anestetico) e Midazolam (benzodiazepina).
Isabella Linsalata, 62 anni, ginecologa, è morta nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 2021. La madre, Giulia Tateo, 87 anni, era deceduta tre settimane prima. Amato è detenuto dall’8 aprile 2023.

La Procura generale aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro 90 giorni.

Le dichiarazioni dell’imputato: “Sono innocente”

Davanti ai giudici, Amato ha ribadito con forza la propria posizione: “Non smetterò mai di gridare la mia innocenza”.
Ha sostenuto che le morti della moglie e della suocera sarebbero spiegabili come eventi naturali e che non avrebbe alcun motivo né vantaggio ad averle uccise.

Sono un medico, ho dedicato la mia vita a curare le persone”, ha detto, respingendo l’idea di essere una persona violenta o calcolatrice. Ha ricordato il lungo matrimonio con la moglie e il legame con i figli, sottolineando che anche loro non credono alla sua colpevolezza e lo hanno sostenuto durante il processo e la detenzione.

Amato ha anche ammesso difficoltà familiari legate alla sua vita sentimentale, ma ha precisato che “aver fatto soffrire i propri cari non è un reato” e che questo non può essere confuso con un delitto.

Il nodo del movente e la difesa

Un punto centrale della sua difesa resta l’assenza di un movente, elemento che, secondo l’ex medico, renderebbe illogica l’ipotesi dell’omicidio. Ha parlato di un percorso giudiziario che lo avrebbe trasformato in un colpevole a priori, accusandolo di essere stato descritto come una persona che non riconosce come se stesso.

Nonostante le sue dichiarazioni, la Corte ha ritenuto solida la ricostruzione accusatoria, confermando la pena dell’ergastolo per il duplice omicidio.

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