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Ungheria, Magyar all’attacco dei media di stato: “Li chiuderò”

Pubblicato il 16 Aprile 2026

Scontro diretto con la macchina mediatica

Dopo la vittoria elettorale, Peter Magyar ha lanciato il primo duro affondo del suo nuovo corso politico, scegliendo un terreno simbolico: i media pubblici ungheresi, da anni considerati vicini al potere.

Davanti a giornalisti e telecamere, il leader ha accusato apertamente il sistema, definendolo “una macchina di propaganda ormai al tramonto”. Nel suo intervento ha ricordato: “Mi avete dato spazio solo ora, avete diffuso falsità sulla mia famiglia e mi avete attaccato”, sottolineando però che “una rivoluzione è già avvenuta e continuare a mentire non ha più senso”.

Tagli ai finanziamenti e riforma dei media

Magyar ha annunciato l’intenzione di intervenire profondamente sul sistema dell’informazione pubblica, arrivando anche a ridurre i finanziamenti fino al ripristino di un reale servizio pubblico.

Ha chiarito che non si tratta di una resa dei conti personale, ma di un obiettivo politico: “Non è vendetta, vogliamo restituire ai cittadini media che raccontino la realtà”.

Le sue parole hanno provocato immediate reazioni, con i media statali che hanno parlato di pressioni e minacce.

Intervista shock e scontro in diretta

La sua prima intervista al telegiornale M1, evento raro per un leader dell’opposizione, si è trasformata in un confronto acceso. Il faccia a faccia ha messo in evidenza la frattura tra due visioni opposte del Paese.

Magyar ha attaccato senza mezzi termini: “Non vi ho mai visto interrompere il primo ministro più corrotto e bugiardo”, mentre la conduttrice cercava di contenere il confronto.

Dietro lo scontro mediatico si gioca una partita più ampia: il controllo dei fondi pubblici e della pubblicità istituzionale, che per anni hanno sostenuto il sistema mediatico filogovernativo.

Un nuovo governo e tensioni istituzionali

Forte di una super maggioranza parlamentare, Magyar punta a riscrivere le regole del sistema mediatico e istituzionale, inserendo la riforma tra le priorità insieme alla lotta alla corruzione.

Il presidente Tamas Sulyok ha annunciato che il leader riceverà l’incarico di formare il governo a inizio maggio, ma il clima resta teso. Magyar ha infatti definito il capo dello Stato “un burattino”, chiedendone le dimissioni subito dopo l’incarico.

Se ciò non dovesse accadere, non si esclude uno scontro istituzionale, con la possibilità di modifiche costituzionali.

Rapporti con l’Unione europea

Parallelamente, si intensificano i contatti con Bruxelles per sbloccare circa 18 miliardi di fondi europei congelati.

Secondo il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, in Ungheria si percepisce “un cambiamento significativo”, con l’auspicio che il nuovo corso porti anche a un riallineamento sulle politiche europee, inclusa la posizione sugli aiuti a Kiev.

Nel frattempo, Viktor Orban sembra destinato a perdere il suo ruolo centrale nelle dinamiche europee, segnando un possibile cambio di equilibrio politico nel continente.

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