Pubblicato il 29 Agosto 2022
Di lui non si è mai saputo il nome. Negli ultimi 26 anni era rimasto in totale isolamento, ma era stato ribattezzato l’Uomo della buca, perché scavava buche profonde, in gran parte utilizzate per intrappolare gli animali o per nascondersi.
E’ morto in Brasile l’ultimo membro di un gruppo indigeno della foresta amazzonica che non aveva mai avuto contatti col mondo esterno.
Il corpo dell’uomo più solitario del mondo, e simbolo del genocidio indigeno, è stato trovato coperto di piume il 23 agosto, su un’amaca fuori dalla sua capanna di paglia.
Sul cadavere non sono stati riscontrati segni di violenza e per questo si pensa che sia morto per cause naturali, all’età di circa 60 anni.
Sul corpo, comunque, verrà effettuata un’autopsia.
L’uomo era l’ultimo di un gruppo indigeno che viveva nell’area di Tanaru, nello stato di Rondônia, al confine con la Bolivia.
Si ritiene che la maggior parte della sua tribù sia stata uccisa già negli anni Settanta da allevatori che volevano espandere i loro pascoli.
Nel 1995, sei dei restanti membri della sua tribù furono uccisi in un attacco da minatori illegali, rendendolo l’unico sopravvissuto.
Le sue attività erano seguite con discrezione dalla Fundação Nacional do Índio (FUNAI), l’organizzazione governativa brasiliana che si occupa della tutela delle popolazioni indigene, che ha dato notizia della sua morte nel fine settimana.

Così come ha osservato la ong Survival International, impegnata nella tutela dei diritti dei popoli indigeni a livello globale, l’uomo abitava nel territorio indigeno Tanaru, un’area di circa 80mila metri quadrati circondata da moltissimi allevamenti di bestiame e una delle zone più violente del Brasile.
In base alle prove raccolte vicino alle sue capanne, mangiava frutti come papaya e banane e coltivava mais e manioca (una grossa pianta tuberosa tipica dell’America Latina da cui si ricava la tapioca, un tipo di fecola).
Nel 2018 i membri della FUNAI erano riusciti a filmarlo mentre colpiva un albero con quella che sembrava un’ascia rudimentale. Da quel momento non era più stato visto.
Attualmente in Brasile esistono circa 240 tribù indigene, e almeno 77 vivono in totale isolamento nelle foreste.
Survival International ha ricordato che il territorio di Tanaru è una delle sette aree protette del Brasile in cui vivono le tribù che non sono ancora entrate in contatto con il mondo esterno e in cui è vietato tra le altre cose disboscare e svolgere attività di estrazione.
La ong segnala tuttavia che molte di queste tribù sono minacciate proprio dalle attività di estrazione illegali e dagli allevatori e agricoltori che vorrebbero espandere i propri territori.

