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Venezuela devastata dal sisma: al momento si contano 589 morti e oltre 50mila dispersi. Tra le vittime anche tre italo-venezuelani

Pubblicato il 26 Giugno 2026

Bilancio drammatico dopo il sisma: la conta delle vittime continua

È salito a 589 il numero delle persone morte a causa del violento terremoto che ha colpito il Venezuela nella notte tra mercoledì 24 e giovedì 25 giugno. Il bilancio, ancora provvisorio, potrebbe però aggravarsi: sono infatti oltre 50mila i dispersi registrati nelle aree maggiormente colpite dal sisma.

Tra le vittime figurano anche tre cittadini italo-venezuelani, mentre risultano cinque feriti e 35 persone ancora disperse. A fornire gli ultimi aggiornamenti è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto durante un punto stampa a Dubrovnik, dove si trovava per una missione istituzionale.

«I cittadini con nazionalità italiana registrati come residenti in Venezuela sono circa 150mila. Non sappiamo ancora con precisione quante persone possano essere coinvolte sotto le macerie», ha spiegato Tajani.

L’Italia invia soccorsi: in arrivo vigili del fuoco, Protezione civile e specialisti

La macchina degli aiuti italiani è già stata attivata. Tra oggi e domani partiranno verso il Venezuela gli uomini dell’Unità di crisi della Farnesina, i vigili del fuoco e la Protezione civile, con l’obiettivo di supportare le operazioni di emergenza e assistere la popolazione colpita.

Secondo quanto annunciato da Tajani, arriveranno nel Paese circa cento esperti specializzati negli interventi dopo calamità naturali, impegnati nelle attività di ricerca, soccorso e assistenza.

La comunità internazionale mobilitata per salvare i superstiti

Il Venezuela non è solo nella gestione dell’emergenza. Numerosi Paesi hanno attivato squadre di soccorso attraverso il coordinamento internazionale.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha), sono già operative 25 squadre internazionali, composte da unità di ricerca e salvataggio e personale medico, per un totale di circa mille soccorritori.

Tra i Paesi coinvolti ci sono Italia, Cile, Colombia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Qatar e Paesi Bassi, mentre altri contingenti sono in arrivo.

«La priorità assoluta resta la ricerca e il salvataggio delle persone intrappolate», ha dichiarato il portavoce dell’Ocha Jens Laerke.

Sul posto lavora anche la Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, insieme a migliaia di volontari della Croce Rossa venezuelana.

Molti cittadini, ancora terrorizzati dalle continue scosse di assestamento, hanno scelto di dormire all’aperto per paura di tornare nelle abitazioni danneggiate. In diverse zone, inoltre, le comunicazioni restano interrotte e numerose famiglie risultano isolate.

Ospedali in crisi: cresce il rischio di emergenza sanitaria

Oltre ai danni provocati dal terremoto, il Venezuela deve affrontare una grave emergenza sanitaria.

Gli ospedali sono sotto pressione a causa della mancanza di ambulanze, farmaci, strumenti medici e materiali di primo soccorso. In alcune zone sono stati creati punti di assistenza temporanei anche all’aperto per gestire l’afflusso dei feriti.

La situazione è resa ancora più complessa dalle condizioni già fragili del sistema sanitario venezuelano, indebolito negli ultimi anni da crisi economica, pochi investimenti e fuga di medici e infermieri.

Secondo Marino González, esperto di politiche sanitarie e membro dell’Accademia nazionale di medicina del Venezuela, il sistema sanitario si trova davanti a una delle prove più difficili: «Un’emergenza di queste dimensioni arriva nel momento peggiore possibile».

Carenza di medici e strutture: La Guaira tra le zone più colpite

Il ministero della Salute venezuelano ha disposto l’attivazione di otto ospedali pubblici nell’area di Caracas e di dodici cliniche private per gestire il triage, stabilizzare i feriti e garantire i ricoveri.

Una delle situazioni più critiche riguarda La Guaira, una delle aree maggiormente colpite dal terremoto. Nonostante la vicinanza alla capitale, la zona presenta forti difficoltà logistiche che rendono complicato il trasferimento dei pazienti.

Molti feriti vengono quindi trasportati negli ospedali di Caracas, aumentando la pressione sulle strutture già sovraccariche.

Secondo gli esperti, la necessità più urgente riguarda la disponibilità di unità specializzate per i politraumi, con chirurghi traumatologi, medici intensivisti, tecnologie adeguate e reparti dedicati.

Ingv: possibili nuove scosse di forte intensità nei prossimi giorni

L’emergenza potrebbe non essere ancora conclusa. Secondo Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), sono possibili nuove scosse di magnitudo elevata nei prossimi giorni.

«Non possiamo prevedere con certezza cosa accadrà, ma i modelli probabilistici indicano che nuove scosse almeno di magnitudo 6.0 sono molto probabili», ha spiegato Stramondo.

Gli esperti stanno continuando ad analizzare i dati raccolti attraverso nuove informazioni provenienti da reti sismiche e immagini satellitari. Il quadro della situazione, ancora in evoluzione, sta lentamente diventando più chiaro mentre proseguono le operazioni di soccorso.

Venezuela devastata dal terremoto: quasi 600 morti e oltre 50mila dispersi. Tra le vittime anche tre italo-venezuelani

Bilancio drammatico dopo il sisma: la conta delle vittime continua

È salito a 589 il numero delle persone morte a causa del violento terremoto che ha colpito il Venezuela nella notte tra mercoledì 24 e giovedì 25 giugno. Il bilancio, ancora provvisorio, potrebbe però aggravarsi: sono infatti oltre 50mila i dispersi registrati nelle aree maggiormente colpite dal sisma.

Tra le vittime figurano anche tre cittadini italo-venezuelani, mentre risultano cinque feriti e 35 persone ancora disperse. A fornire gli ultimi aggiornamenti è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto durante un punto stampa a Dubrovnik, dove si trovava per una missione istituzionale.

«I cittadini con nazionalità italiana registrati come residenti in Venezuela sono circa 150mila. Non sappiamo ancora con precisione quante persone possano essere coinvolte sotto le macerie», ha spiegato Tajani.

L’Italia invia soccorsi: in arrivo vigili del fuoco, Protezione civile e specialisti

La macchina degli aiuti italiani è già stata attivata. Tra oggi e domani partiranno verso il Venezuela gli uomini dell’Unità di crisi della Farnesina, i vigili del fuoco e la Protezione civile, con l’obiettivo di supportare le operazioni di emergenza e assistere la popolazione colpita.

Secondo quanto annunciato da Tajani, arriveranno nel Paese circa cento esperti specializzati negli interventi dopo calamità naturali, impegnati nelle attività di ricerca, soccorso e assistenza.

La comunità internazionale mobilitata per salvare i superstiti

Il Venezuela non è solo nella gestione dell’emergenza. Numerosi Paesi hanno attivato squadre di soccorso attraverso il coordinamento internazionale.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha), sono già operative 25 squadre internazionali, composte da unità di ricerca e salvataggio e personale medico, per un totale di circa mille soccorritori.

Tra i Paesi coinvolti ci sono Italia, Cile, Colombia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Qatar e Paesi Bassi, mentre altri contingenti sono in arrivo.

«La priorità assoluta resta la ricerca e il salvataggio delle persone intrappolate», ha dichiarato il portavoce dell’Ocha Jens Laerke.

Sul posto lavora anche la Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, insieme a migliaia di volontari della Croce Rossa venezuelana.

Molti cittadini, ancora terrorizzati dalle continue scosse di assestamento, hanno scelto di dormire all’aperto per paura di tornare nelle abitazioni danneggiate. In diverse zone, inoltre, le comunicazioni restano interrotte e numerose famiglie risultano isolate.

Ospedali in crisi: cresce il rischio di emergenza sanitaria

Oltre ai danni provocati dal terremoto, il Venezuela deve affrontare una grave emergenza sanitaria.

Gli ospedali sono sotto pressione a causa della mancanza di ambulanze, farmaci, strumenti medici e materiali di primo soccorso. In alcune zone sono stati creati punti di assistenza temporanei anche all’aperto per gestire l’afflusso dei feriti.

La situazione è resa ancora più complessa dalle condizioni già fragili del sistema sanitario venezuelano, indebolito negli ultimi anni da crisi economica, pochi investimenti e fuga di medici e infermieri.

Secondo Marino González, esperto di politiche sanitarie e membro dell’Accademia nazionale di medicina del Venezuela, il sistema sanitario si trova davanti a una delle prove più difficili: «Un’emergenza di queste dimensioni arriva nel momento peggiore possibile».

Carenza di medici e strutture: La Guaira tra le zone più colpite

Il ministero della Salute venezuelano ha disposto l’attivazione di otto ospedali pubblici nell’area di Caracas e di dodici cliniche private per gestire il triage, stabilizzare i feriti e garantire i ricoveri.

Una delle situazioni più critiche riguarda La Guaira, una delle aree maggiormente colpite dal terremoto. Nonostante la vicinanza alla capitale, la zona presenta forti difficoltà logistiche che rendono complicato il trasferimento dei pazienti.

Molti feriti vengono quindi trasportati negli ospedali di Caracas, aumentando la pressione sulle strutture già sovraccariche.

Secondo gli esperti, la necessità più urgente riguarda la disponibilità di unità specializzate per i politraumi, con chirurghi traumatologi, medici intensivisti, tecnologie adeguate e reparti dedicati.

Ingv: possibili nuove scosse di forte intensità nei prossimi giorni

L’emergenza potrebbe non essere ancora conclusa. Secondo Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), sono possibili nuove scosse di magnitudo elevata nei prossimi giorni.

«Non possiamo prevedere con certezza cosa accadrà, ma i modelli probabilistici indicano che nuove scosse almeno di magnitudo 6.0 sono molto probabili», ha spiegato Stramondo.

Gli esperti stanno continuando ad analizzare i dati raccolti attraverso nuove informazioni provenienti da reti sismiche e immagini satellitari. Il quadro della situazione, ancora in evoluzione, sta lentamente diventando più chiaro mentre proseguono le operazioni di soccorso.

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