Pubblicato il 13 Giugno 2025
Il ritrovamento
Sabato scorso, all’interno del parco di Villa Pamphilj a Roma, i passanti hanno fatto due macabre scoperte a poche ore di distanza l’una dall’altra. Prima è emerso il corpicino di una bambina; in serata, a circa 200 metri di distanza, quello che si è rivelato essere il corpo della madre, nascosto in un sacco di plastica vicino all’uscita su via Leone XIII. La donna era morta da circa una settimana, la piccola tra i cinque e i sette giorni dopo.
L’identificazione
Dopo giorni di controlli incrociati su ospedali, banche dati e segnalazioni di scomparsi, gli investigatori sono riusciti a dare un nome alla vittima adulta. Si tratta di una ventinovenne di nazionalità statunitense, alta 1,64 m e dal peso di soli 28 kg. L’ipotesi che anche la bambina fosse sua figlia è stata confermata dal test del DNA.
Le ipotesi investigative
Gli esami medico‑legali hanno escluso sia l’aggressione brutale sia l’overdose. Per la donna restano in piedi due piste: morte naturale o avvelenamento, in attesa dei risultati istologici. Sul corpo della piccola, invece, sono apparsi inequivocabili segni di strangolamento; i medici ritengono che possa essere stata soffocata dopo aver trascorso diversi giorni senza nutrimento.
Il sospettato e la sua fuga
Le attenzioni degli inquirenti convergono su un uomo – secondo quanto riporta il Messaggero, una “fisionomia puramente anglosassone”, l’uomo avrebbe dei tratti latini – che sarebbe stato visto litigare violentemente con la donna poco prima della tragedia. Il suo nome è già stato diffuso alle polizie di diversi Paesi con l’accusa, per il momento, di duplice omicidio aggravato. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe lasciato l’Italia subito dopo i fatti.
Gli elementi chiave dell’indagine
- Segnalazione televisiva: un telespettatore di Chi l’ha visto? ha riconosciuto i tatuaggi della vittima e ricordato di aver assistito a una lite con il sospettato nei pressi del parco.
- Filmato decisivo: un video mostra l’uomo con una bambina dell’età compatibile, vestita con gli abiti poi trovati in un cestino vicino alla scena del crimine.
- Testimonianza nel parco: un’addetta del Servizio Giardini ha riferito di aver visto la coppia con la bimba montare una tenda, parlando con loro in inglese e invitandoli ad allontanarsi.
- Resti della tenda: recuperati e tracciati fino a un’associazione che aveva chiesto ai tre di fornire un’identità, aggiungendo un ulteriore tassello al puzzle investigativo.
Le forze dell’ordine continuano a raccogliere prove per chiarire le cause della morte della donna (se sia stata assassinata o sia deceduta per fattori indipendenti).

