Pubblicato il 12 Settembre 2026
La Corte dei Conti ha assolto Vittorio Sgarbi nel procedimento relativo alle conferenze e agli interventi pubblici svolti mentre ricopriva l’incarico di sottosegretario alla Cultura. I giudici hanno respinto la richiesta della Procura contabile, che chiedeva al critico d’arte un risarcimento di oltre 200 mila euro a favore del ministero della Cultura.
Al centro del procedimento c’erano 121 prestazioni professionali svolte da Sgarbi durante il periodo nel quale faceva parte del governo. La vicenda aveva generato forti polemiche e aveva contribuito alle sue dimissioni dall’incarico nel febbraio 2024.
Le conferenze finite sotto esame
Secondo quanto ricostruito nel procedimento, la Procura contabile contestava a Sgarbi l’attività professionale svolta parallelamente al ruolo istituzionale.
Le prestazioni erano documentate attraverso contratti e fatture relativi a interventi pubblici e conferenze organizzati da soggetti pubblici e privati. L’accusa riteneva che questo insieme di attività potesse risultare incompatibile con l’incarico di governo e compromettere l’imparzialità richiesta a chi ricopre una funzione istituzionale.
La Corte, però, non ha ritenuto dimostrato un comportamento illecito tale da produrre un danno alle casse pubbliche.
La decisione dei giudici
Uno degli elementi centrali della sentenza riguarda il contenuto delle conferenze contestate.
I giudici hanno rilevato che gli interventi riguardavano prevalentemente temi legati alla storia antica, considerati al di fuori dell’ambito specifico delle deleghe che Sgarbi aveva ricevuto al ministero.
Secondo la ricostruzione della sentenza, inoltre, con quelle attività Sgarbi avrebbe esercitato diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Per questo motivo è stato escluso il danno erariale contestato dalla Procura.
Nessun danno alle casse dello Stato
La Corte dei Conti ha quindi respinto la richiesta di risarcimento superiore ai 200 mila euro avanzata nei confronti dell’ex sottosegretario.
Non solo: secondo quanto riportato dalla sentenza, il ministero della Cultura dovrà versare a Sgarbi 3.500 euro per le spese legali sostenute nel procedimento.
La decisione rappresenta dunque una significativa vittoria per il critico d’arte, che ha sempre contestato la ricostruzione delle accuse.
Le dimissioni dal governo nel 2024
La vicenda delle attività professionali aveva avuto anche importanti conseguenze sul piano politico.
Sgarbi si era dimesso da sottosegretario alla Cultura nel febbraio 2024, dopo le polemiche relative alle sue attività extra-istituzionali e ai compensi percepiti durante il mandato. Le dimissioni furono poi formalmente accettate con decreto del Presidente della Repubblica.
All’epoca, la questione era stata al centro di un confronto anche con l’Antitrust e aveva contribuito ad alimentare le tensioni intorno al suo ruolo nel governo.
La reazione di Sgarbi
Dopo la decisione della Corte dei Conti, Sgarbi ha espresso soddisfazione per l’esito del procedimento.
«Sono felice che la verità si sia affermata», è il commento attribuitogli dopo la sentenza.
La pronuncia chiude così, sul piano contabile, una delle vicende che avevano maggiormente segnato la sua esperienza da sottosegretario alla Cultura, stabilendo che non è stato dimostrato un danno erariale collegato alle 121 prestazioni contestate.

