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Newly appointed Italian Prime Minister Matteo Renzi gestures during a debate for a confidence vote at the Italian Senate on February 24, 2014 in Rome.Matteo Renzi was to unveil details of his ambitious government programme on Monday as he faced a confidence vote in parliament in a key test of his power to unite warring factions and secure a solid majority. The new premier is expected to present plans for rapidly overhauling the tax system, job market and public administration in his speech to the Senate, which will put his newly-formed cabinet to a confidence vote. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

Abolizione Reddito di Cittadinanza, Matteo Renzi in prima linea: non sarà però una cosa dall’oggi al domani

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, propone un referendum abrogativo.

Pubblicato il 24 Maggio, 2022

Dopo tre anni dalla sua introduzione si è tornato a parlare del Reddito di Cittadinanza. A farlo nello specifico l’ex presidente del Consiglio dei Ministri e oggi leader del partito Italia Viva, Matteo Renzi, che ha proposto un referendum per abolirlo.

Il progetto di Renzi

Lo stesso Renzi ha detto lo scorso anno che dopo le elezioni del presidente della Repubblica di quest’anno il suo partito si sarebbe dedicato a una raccolta firme per chiedere un referendum per l’abolizione del Reddito di Cittadinanza. Il suo progetto però viene messo in difficoltà dal fatto che la legge stabilisce che non si possono raccogliere le firme per un referendum alla fine della legislatura. In questo senso la legge n. 352 del 25 maggio 1970 prevede che il referendum venga attuato attraverso una raccolta firme svolta in tre mesi fra l’1 gennaio e il 30 settembre di un determinato anno, la votazione per i cittadini compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno dell’anno successivo alla raccolta firme, con impossibilità di contemporaneità fra referendum e raccolta firme, e infine un’altra impossibilità quella di depositare una richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime.

reddito di cittadinanza

Gli intoppi legali e burocratici e le diverse posizioni dei partiti

La richiesta di Renzi sarebbe quindi rimandata al 2025, in quanto lo stop alla raccolta delle firme per il referendum abrogativo continua anche per i sei mesi successivi alle elezioni politiche. Così solo all’inizio del 2024 potranno essere depositate le richieste di raccolta firme, mentre le convocazioni sarebbero indette tra 15 aprile e 15 giugno dell’anno successivo. C’è da capire anche se l’attuale governo completerà o meno il mandato e in caso contrario tutto potrebbe essere anticipato di un anno. Intanto dalle diverse frange politiche arrivano i differenti pensieri riguardo al Reddito di Cittadinanza. Renzi lo vuole togliere perché disincentiva il lavoro, il Pd vuole rivederlo per mettere nuove modifiche, mentre l’unico partito favorevole è il Movimento 5 Stelle.