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Trump

Accordo petrolifero tra Venezuela e Stati Uniti: Trump annuncia la consegna immediata di 50 milioni di barili

Pubblicato il 7 Gennaio 2026

Fino a 50 milioni di barili destinati al mercato americano

Secondo quanto dichiarato da Donald Trump, tra 30 e 50 milioni di barili di petrolio venezuelano saranno trasferiti “immediatamente” agli Stati Uniti.
L’annuncio è arrivato tramite un post su Truth, il social del presidente americano, ed è il primo risultato concreto che Washington rivendica dopo la caduta di Nicolás Maduro. Al momento, però, da Caracas non è arrivata alcuna conferma ufficiale, rendendo l’intesa ancora non formalizzata pubblicamente dal Venezuela.

Il petrolio bloccato dall’embargo pronto a partire per gli Usa

L’intesa, resa nota nella notte tra il 6 e il 7 gennaio, riguarda greggio attualmente fermo su navi o in depositi, a causa di un embargo imposto dagli Stati Uniti nel dicembre scorso.
In base a quanto riferito da Trump, questi carichi verrebbero prelevati direttamente dalle navi venezuelane e inviati nei porti statunitensi, per poi essere immessi nel mercato interno americano.

Il presidente Usa ha spiegato che il petrolio sarà venduto a prezzo di mercato e che il valore complessivo dell’operazione potrebbe superare i 2 miliardi di dollari, considerando le attuali quotazioni del greggio venezuelano.

Gestione affidata al Dipartimento dell’Energia

L’attuazione dell’accordo sarebbe affidata al Segretario all’Energia Chris Wright, con l’obiettivo di centralizzare la gestione delle vendite sotto il controllo dell’amministrazione statunitense.
Trump sostiene che l’intesa porterebbe benefici sia agli Stati Uniti sia al Venezuela, ma ha anche rilanciato una richiesta chiara: accesso totale delle aziende americane all’industria petrolifera venezuelana.

Il riferimento è al governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez, al quale Washington chiede piena collaborazione, lasciando intendere che in caso contrario potrebbero seguire nuove pressioni politiche o militari, come già avvenuto con l’operazione che ha portato alla cattura di Maduro e della moglie.

Restano molti nodi legali e operativi

Nonostante l’annuncio, manca ancora un quadro giuridico che autorizzi formalmente la vendita del petrolio venezuelano.
Attualmente, l’unica compagnia con permessi attivi è Chevron, partner principale della joint venture con PDVSA, grazie a una licenza rilasciata dagli Stati Uniti.
Negli ultimi mesi, Chevron ha esportato verso gli Usa tra 100mila e 150mila barili al giorno, risultando l’unica società a spedire greggio senza interruzioni nonostante le sanzioni.

Resta inoltre poco chiaro se il Venezuela possa realmente incassare i proventi, visto che PDVSA è esclusa dal sistema finanziario internazionale, con conti congelati e transazioni in dollari bloccate.
A trarne vantaggio, secondo gli analisti, sarebbero soprattutto grandi compagnie come Exxon Mobil e ConocoPhillips, penalizzate in passato dalla nazionalizzazione voluta da Hugo Chávez.

Verso aste e licenze per gli acquirenti americani

Nei giorni precedenti all’annuncio, funzionari dei due Paesi avrebbero discusso meccanismi alternativi di vendita, tra cui:
aste per i carichi di petrolio, aperte agli acquirenti statunitensi
rilascio di nuove licenze Usa ai partner commerciali di PDVSA

Secondo fonti citate da Reuters, questo sistema potrebbe aprire la strada a contratti di fornitura con numerosi compratori.
Già il 9 gennaio, alla Casa Bianca, è previsto un incontro con i rappresentanti delle principali compagnie petrolifere, tra cui Exxon, Chevron e ConocoPhillips, per definire la gestione del greggio venezuelano.

Trump ha inoltre promesso che gli Stati Uniti contribuiranno alla ricostruzione delle infrastrutture petrolifere venezuelane, oggi considerate obsolete per mancanza di investimenti.

Strategia per sottrarre il Venezuela all’influenza cinese

Secondo molti osservatori, l’operazione avrebbe anche un obiettivo geopolitico: spostare i flussi di petrolio venezuelano dalla Cina agli Stati Uniti.
Negli ultimi dieci anni, Pechino è stata infatti il principale acquirente del greggio di Caracas, soprattutto dopo l’inasprimento delle sanzioni americane nel 2020.

La risposta cinese non si è fatta attendere. La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha dichiarato che il Venezuela è uno Stato sovrano con pieno controllo sulle proprie risorse e che le richieste statunitensi violano il diritto internazionale e ledono i diritti del popolo venezuelano.

Tra le condizioni poste da Washington per consentire l’accesso al mercato petrolifero, ci sarebbe anche la richiesta al governo venezuelano ad interim di ridurre i rapporti con i Paesi che hanno sostenuto il precedente regime, considerati fondamentali per la sopravvivenza di Maduro nonostante le sanzioni occidentali.

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