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Draghi

Draghi, altro schiaffo a Conte: “L’Italia continuerà a inviare armi all’Ucraina” (VIDEO)

Pubblicato il 19 Maggio, 2022

L’attesa informativa di Mario Draghi alle Camere sul conflitto in Ucraina si è svolta come da previsione, con l’impegno del premier a perseguire ogni spiraglio per la pace e, al contempo, a proseguire nel sostegno, anche militare, al governo ucraino. Giuseppe Conte, quindi, dopo quello provocato dalla nomina di Stefania Craxi, subisce un altro potente schiaffo.

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Il presidente del Consiglio articola il suo discorso alle Camere partendo dagli atroci numeri del conflitto, come ad evidenziare, di fronte ad una maggioranza in cui crescono distinguo e dubbi, le responsabilità della Federazione russa.

I 9mila corpi ritrovati in quattro fosse comuni vicino Mariupol.

Gli oltre 14 milioni di sfollati, “un ucraino su tre”, dice Draghi.

Le tonnellate di grano e cereali bloccati, con il rischio di “causare la morte di milioni di persone nelle parti più povere del mondo”: a questo proposito, Draghi torna a lanciare un appello perché ci sia collaborazione nello sminare i porti di Odessa e Mariupol e far partire le navi cariche di frumento.

Chiare le responsabilità, dunque. A fronte delle quali il premier, a nome del governo, rivendica le scelte compiute in termini di sostegno umanitario, politico e militare.

“La speranza da parte dell’esercito russo di conquistare vaste aree del Paese si è scontrata con la convinta resistenza ucraina. Nella parte orientale del Paese l’avanzata procede molto più lentamente del previsto”, spiega Draghi. Vaste aree stanno tornando sotto il controllo del governo ucraino, ma dove ciò non sta accadendo, insiste Draghi, si è passati dall’offensiva alla “occupazione militare” russa. Perciò, conclude il ragionamento il premier, “se oggi possiamo parlare di un tentativo di dialogo è perché l’Ucraina è riuscita a difendersi in questi mesi di guerra”. Diversamente, è il non detto di Draghi, avremmo una situazione radicalmente diversa, l’annessione di Kiev da parte di Mosca.

Fatta questa premessa, che è una risposta implicita alla forte dialettica in maggioranza sulle armi, l’obiettivo dell’Italia resta quello di “raggiungere il prima possibile un cessate il fuoco e far ripartire i negoziati. È la posizione dell’Italia ed è una aspirazione europea condivisa nella mia recente visita a Washington. In questi incontri è emerso l’apprezzamento universale per la solidità della posizione italiana transatlantica ed europea.

Questa posizione – rivendica Draghi – ci permette di essere in prima linea con credibilità e senza ambiguità nella ricerca della pace. E il colloquio tra i ministri della difesa americano e russo è un segnale incoraggiante”. A riprova della volontà di pace di Roma e della Ue, Draghi conferma che “canali di dialogo” con la Russia restano nonostante l’espulsione di 24 diplomatici italiani. L’azione italiana, assicura il premier, prosegue sia con relazioni “bilaterali” sia nell’ambito della Ue e dell’Alleanza atlantica.

E un passaggio centrale ci sarà a inizio luglio con il bilaterale ad Ankara con la Turchia, la cui iniziativa di mediazione, evidentemente, convince il governo italiano. Tuttavia, chiosa Draghi, “deve essere l’Ucraina e nessun altro a dire quale pace sia accettabile. Una pace non accettabile per l’Ucraina non sarebbe nemmeno sostenibile”. A negoziati conclusi, poi, servirà una Conferenza come quella di Helsinki del 1975, spiega il premier riprendendo gli appelli del capo dello Stato Sergio Mattarella.

La pace l’obiettivo principale, insomma.

E l’invio di armi rivendicato come necessità, insieme alle sanzioni, per costringere Mosca a un tavolo. “Ringrazio il Parlamento, la maggioranza e la principale forza di opposizione per il sostegno. La risoluzione approvata a larga maggioranza (si riferisce alla risoluzione del primo marzo, ndr) ha guidato in modo chiaro l’azione di governo e rafforzato la nostra posizione a livello internazionale. Il governo intende continuare a muoversi nel solco di questa risoluzione”.

L’Italia, quindi, “continuerà a sostenere il governo ucraino per rispondere all’offensiva russa. Ne va della solidità del legame transatlantico ma anche della lealtà all’Unione europea. Più volte – insiste Draghi – il governo ha reso comunicazioni al Copasir che ha sempre riscontrato coerenza con gli indirizzi del Parlamento”. Sembrano parole che non lasciano molti spiragli alla richiesta, avanzata da M5s, di una nuova seduta d’aula, con comunicazioni del premier e una risoluzione parlamentare “aggiornata”, anche sul tema delle forniture belliche.

Quanto alle ripercussioni interne, Draghi fissa un obiettivo: l’indipendenza piena dal gas russo entro il secondo semestre del 2024, con i primi effetti a fine anno. E senza intralciare gli obiettivi della transizione, ci tiene a rimarcare il premier. Unito, il Parlamento, nel tributare un applauso all’accoglienza degli italiani, soprattutto al sistema scolastico, “alle bambine e ai bambini italiani” che hanno accolto in classe i loro coetanei ucraini.

Sui prossimi passi in sede Ue e Nato, Draghi conferma che l’Italia è favorevole all’ingresso dell’Ucraina nella Ue, al sesto pacchetto di sanzioni e all’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Quanto al contributo all’Alleanza atlantica, alle 2.500 unità italiane impegnate sul fronte orientale se ne aggiungeranno altre mille, soprattutto a sostegno di Ungheria, Bulgaria e Slovacchia. Ribadisce, Draghi, la necessità di una Conferenza sulla Difesa comune Ue per razionalizzare ed efficientare la spesa.

Alte aspettative, infine, sul prossimo Consiglio Ue straordinario di maggio, che avrà al centro il piano RePowerUe, dal quale il governo spera di ricevere sostegno concreto dopo i 30 miliardi di euro spesi negli ultimi sei mesi per allentare il caro-benzina e il caro-bollette.