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Ongaro

Il dolore di Sergio Ongaro: “La guerra è sempre sbagliata e mio figlio ha fatto un errore”

Pubblicato il 2 Aprile, 2022

“Quando ho visto Massimo e mio figlio Mirko insieme davanti a casa ho capito subito. Mi sono detto: Edy è andato via per sempre. Sapevo che rischiava grosso: quando tieni la mano vicino all’acqua bollente prima o poi ti scotti”, così, nell’intervista rilasciata a La Stampa, Sergio Ongaro, 74 anni, il padre del filorusso morto in Donbass.

Non ha nemmeno una foto del figlio 46enne col quale non si parlava da 6 anni e che avevo deciso di entrare a fare parte dei miliziani secessionisti del Donbass col nome di battaglia Bozambo. Il padre si commuove ripensando al “Figlio al quale non poteva comprare giocattoli perché i soldi non erano mai abbastanza e che accompagnava a giocare a calcio, anche se non era portato”.

Edy Ongaro

A Sergio hanno raccontato che il suoi Edy è morto combattendo in trincea contro l’esercito di Kiev: “La guerra è sempre sbagliata e mio figlio ha fatto un errore a prescindere dalla parte per cui combatteva. Per me quelli che i soldati chiamano nemici non sono altro che uomini”.

“L’ultima volta che abbiamo discusso era nel 2016 – racconta – Lui era già nel Donbass, io non ero d’accordo e gliel’ho detto. Quale padre può volere che il figlio si metta in una situazione di pericolo? Mentre da quella volta con me non ha più parlato, con suo fratello si sono sentititi al telefono fino a poche settimane fa. Spesso le telefonate terminavano con Edy che staccava bruscamente. Mio figlio era fatto così: aveva un gran parlantina e cercava di convincere sempre gli altri delle sue idee. Ma era un buono, sempre pronto ad aiutare tutti“.

“La stanza dove viveva qui prima di andare via è ancora intatta come l’ha lasciata – prosegue – i suoi libri sono in cantina, non ha mai studiato, ma leggeva moltissimo. Aveva imparato da solo anche tre lingue: spagnolo, russo e cecoslovacco. Siamo sempre stati di sinistra. Mio padre Antonio è stato il primo comunista del paese. Si era salvato daii nazifascisti e ci ha cresciuti insegnandoci il valore del lavoro e del sacrificio. Edy per un po’ mi ha seguito nei cantieri (il padre ha lavorato come muratore fra l’Italia e l’America Latina, ndr) ma crescendo è diventato sempre più ribelle“.

“Aveva una fidanzata francese ma si sono lasciati. Poi abbiamo sentito che aveva una donna anche in Ucraina – conclude con quel poco che ancora sa dell’ultima fase della vita del figlio, per il quale domenica si celebreranno i funerali a Giussago, il paese veneto dove ha vissuto e dove sarà seppellito nella tomba dell’amata madre morta di Parkinson – Né io né lui siamo mai andati in chiesa. Ma volevamo dare la possibilità a tutti i suoi amici di salutarlo. Ancora non ci credo. Mi sembra ieri che sua madre mi rimproverava per avergli scelto un nome che poteva sembrare femminile“.