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Trump

Groenlandia, i partiti locali a Trump: “Il nostro futuro lo decidiamo noi, non vogliamo essere americani”

Pubblicato il 10 Gennaio 2026

L’appello congiunto: “Non vogliamo essere americani né danesi, vogliamo essere groenlandesi”

I cinque partiti rappresentati nel Parlamento della Groenlandia hanno lanciato un messaggio unitario contro le mire espansionistiche degli Stati Uniti: “Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi”.
Una presa di posizione netta, arrivata mentre la retorica di Donald Trump si è fatta sempre più aggressiva nelle ultime settimane, rilanciando l’interesse strategico di Washington per l’isola artica, snodo cruciale per rotte militari, risorse naturali e controllo geopolitico dell’Artico.

Nel comunicato congiunto, i leader politici ribadiscono che “il futuro della Groenlandia deve essere deciso dal popolo groenlandese”, respingendo qualsiasi ipotesi di imposizioni esterne.

Trump: “O la prendiamo noi, o lo faranno Russia e Cina”

Poche ore dopo alcune dichiarazioni della premier italiana Giorgia Meloni, che ha definito “non realistica” un’azione militare statunitense nella regione, Trump ha rilanciato con toni durissimi:
“Se non lo facciamo con le buone, lo faremo con le cattive. Se non agiamo, Russia o Cina si prenderanno la Groenlandia”.

Il presidente Usa ha accennato anche alla possibilità di un accordo commerciale, ma ha subito chiarito che “faremo qualcosa, che piaccia o no”, lasciando intendere che l’opzione economica non è l’unica sul tavolo.
Pur definendosi “un grande fan della Danimarca”, Trump ha aggiunto: “Se non vogliono farlo in modo semplice, lo faremo in modo duro”.

La Danimarca consulta l’Europa, divisioni tra i leader Ue

Nel frattempo Copenaghen ha informato i partner europei durante una riunione del Coreper, l’organismo preparatorio del Consiglio Ue, aggiornando sulle pressioni statunitensi e ringraziando per il sostegno ricevuto da governi e istituzioni europee.

La Groenlandia, che conta circa 57mila abitanti, gode di ampia autonomia, ma resta formalmente parte del Regno di Danimarca.

Sul fronte europeo, però, i toni non sono stati uniformi:
Emmanuel Macron ha parlato apertamente di “logica imperialista”, mentre Meloni ha ribadito che un’annessione non converrebbe a nessuno, pur concentrando l’attenzione soprattutto sul tema della sicurezza regionale e giudicando improbabile un intervento militare Usa.

Incontri diplomatici in arrivo e l’avvertimento di Vance

Nei prossimi giorni il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen incontrerà a Washington il segretario di Stato Marco Rubio per discutere direttamente del dossier Groenlandia.

Intanto, il vicepresidente statunitense JD Vance ha invitato i Paesi europei a prendere “molto più seriamente” la sicurezza dell’isola, avvertendo che gli Stati Uniti potrebbero essere costretti ad agire se non vedranno un rafforzamento delle misure di difesa nell’Artico.

La tensione diplomatica resta alta, mentre dalla Groenlandia arriva un messaggio chiaro: l’indipendenza delle scelte politiche non è negoziabile.

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