Pubblicato il 13 Dicembre 2025
Il voto che segna un punto di non ritorno
Il Rubicone evocato all’alba da Viktor Orbán viene attraversato solo molte ore dopo, al termine di una votazione destinata a lasciare il segno nei rapporti tra Bruxelles e Mosca. L’Unione europea ha infatti dato il via libera al congelamento a tempo indeterminato degli asset russi, una decisione che rischia di diventare uno spartiacque politico e diplomatico.
A favore si sono espressi 25 Paesi membri su 27. Ma il sì di Italia, Belgio, Bulgaria e Malta è arrivato con toni freddi e carichi di riserve, motivato ufficialmente dallo “spirito di cooperazione” e dalla volontà di ribadire il sostegno all’Ucraina, in contrapposizione ai due governi contrari: Ungheria e Slovacchia.
Le due novità chiave del provvedimento
L’approvazione, arrivata tramite la procedura scritta, introduce due elementi di rilievo. Il primo riguarda il superamento del rinnovo semestrale del divieto di trasferimento a Mosca degli asset della Banca centrale russa: i beni restano congelati senza una data di scadenza, fino alla fine della guerra e di ogni azione aggressiva russa contro Ucraina e Unione europea.
La seconda novità è il ricorso all’articolo 122 dei Trattati, che consente alla Commissione europea di agire in situazioni di emergenza aggirando l’unanimità. Una mossa che ha permesso a Ursula von der Leyen e Antonio Costa di neutralizzare l’ostruzionismo di Orbán e del premier slovacco Robert Fico.
Il ruolo dei Paesi favorevoli e le manovre diplomatiche
Tra i sì spicca quello del premier ceco Andrej Babiš, già annunciato da Orbán ma probabilmente rafforzato da una recente visita ai vertici europei. Von der Leyen e Costa hanno lavorato a lungo dietro le quinte, anticipando il voto sul congelamento degli asset rispetto al summit dei leader, assicurandosi così un primo passo concreto verso un possibile utilizzo futuro dei beni.
Ma il percorso resta complesso. Il vertice Ue del 18 dicembre si annuncia tra i più delicati degli ultimi anni e potrebbe trasformarsi in una vera resa dei conti politica. Come ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, “è lì che ci sarà il confronto politico”.
Le riserve di Italia e altri Paesi
Le perplessità non mancano, soprattutto sul possibile utilizzo degli asset congelati. Il premier belga Bart De Wever ha parlato per la prima volta di una decisione “possibile”, ma resta prudente. In una dichiarazione allegata al verbale, Italia, Belgio, Bulgaria e Malta hanno messo nero su bianco le loro obiezioni: il confronto, a loro avviso, avrebbe dovuto avvenire prima tra i leader e il ricorso alla maggioranza qualificata non dovrebbe creare precedenti in politica estera e di sicurezza comune.
I quattro Paesi hanno inoltre chiarito che il sì al congelamento non implica alcun assenso all’uso degli asset, invitando la Commissione a cercare soluzioni alternative con rischi minori. Temi che potrebbero emergere già nel vertice europeo con Volodymyr Zelensky a Berlino, al quale parteciperà anche Giorgia Meloni.
La linea dura di Bruxelles e la reazione di Mosca
A Palazzo Berlaymont il clima è ben diverso. Per Ursula von der Leyen, il voto rappresenta “un segnale forte alla Russia e un messaggio potente all’Ucraina”. Una decisione che, oltre a incidere sul processo di pace, manda un messaggio anche agli Stati Uniti, riaffermando un principio di sovranità europea.
Il Cremlino, intanto, è passato al contrattacco. La Banca centrale russa ha annunciato un’azione legale contro Euroclear, che detiene gran parte degli asset, davanti alla Corte arbitrale di Mosca. La risposta dell’Ue, per bocca del commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, è netta: “Procedimenti speculativi, Euroclear potrà rivalersi sui beni sequestrati”.

