Pubblicato il 23 Aprile 2026
La sentenza della Corte d’Assise
È stato condannato all’ergastolo in primo grado Giosuè Fogliani, 27 anni, accusato di aver assassinato la madre Caterina Pappalardo nella loro abitazione di via Cesare Battisti a Messina il 14 gennaio 2025. La decisione è stata emessa mercoledì 22 aprile, al termine di una lunga camera di consiglio della Corte d’Assise del capoluogo siciliano.
La vittima, 62 anni, è stata colpita ripetutamente con un coltello: ben 112 fendenti inferti al volto, al torace, al collo e agli arti, in un episodio descritto in aula come un vero e proprio massacro.
Il nodo della capacità di intendere e volere
I giudici hanno accolto la richiesta del pubblico ministero Massimo Trifirò, che aveva chiesto il carcere a vita sostenendo la piena capacità di intendere e volere dell’imputato.
Proprio questo aspetto ha rappresentato uno dei punti centrali del processo, con perizie contrastanti presentate dalle parti. Nel corso delle udienze è emerso anche il contesto familiare difficile: la donna, in passato, aveva denunciato il figlio per maltrattamenti e si era rivolta ai medici per chiedere aiuto.
Le dichiarazioni dell’imputato
Durante il procedimento, il difensore Antonello Scordo ha insistito sulla necessità di una perizia psichiatrica, mentre la parte civile, rappresentata dall’avvocato Caterina Peditto, ha sostenuto che il giovane fosse perfettamente consapevole delle proprie azioni.
Prima del ritiro dei giudici, Fogliani ha rilasciato dichiarazioni spontanee, affermando di essere “profondamente addolorato e pentito” per quanto accaduto. Ha inoltre dichiarato di non aver compreso pienamente ciò che stava facendo in quel momento, aggiungendo di non considerarsi una persona violenta.
Un rapporto segnato da tensioni economiche
Dalle indagini è emerso che il rapporto tra madre e figlio era da tempo compromesso. Lo stesso imputato aveva ammesso difficoltà nella convivenza, mentre i vicini hanno confermato frequenti litigi tra i due.
Alla base dei contrasti vi sarebbero state questioni economiche: il giovane, disoccupato, viveva da solo da alcuni mesi grazie al sostegno della madre, che disponeva unicamente di una pensione di reversibilità. Un contesto già fragile che, con il tempo, ha contribuito a sfociare nella tragedia.

