Pubblicato il 13 Marzo 2026
Le dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d’Assise
Davanti alla Corte d’Assise di Parma, Chiara Petrolini ha preso la parola durante il processo che la vede imputata per omicidio premeditato e soppressione di cadavere dei suoi due figli neonati, partoriti nel maggio 2023 e nell’agosto 2024 e successivamente sepolti nel giardino di casa.
La giovane, 22 anni e residente a Vignale di Traversetolo, ha reso dichiarazioni spontanee prima dell’inizio della requisitoria della procura, parlando per circa sette minuti e leggendo un foglio che aveva con sé.
Durante l’intervento ha respinto con decisione l’immagine di sé emersa nel dibattito pubblico: “Sono stata descritta come una madre che uccide i suoi figli, ma non è quello che sono. Non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”.
La ragazza ha poi raccontato il proprio stato emotivo, spiegando di aver vissuto un profondo senso di solitudine e disagio interiore, nonostante all’esterno apparisse una persona con una vita normale, fatta di studio, lavoro, famiglia e relazioni.
“Non ero certa di essere incinta”
Nel corso delle sue dichiarazioni, Petrolini ha affrontato anche il tema delle gravidanze, sostenendo di non essere mai stata realmente sicura di aspettare un bambino.
“Ho sempre detto che sapevo di essere incinta perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile”, ha affermato. “In realtà non ho mai fatto un test di gravidanza e non ne ero certa”.
La giovane ha raccontato che a volte sospettava qualcosa, ad esempio quando notava cambiamenti nel proprio corpo, ma nella sua mente continuava a convincersi che una gravidanza fosse impossibile, anche perché nessuno attorno a lei sembrava accorgersi della situazione.
Il racconto dei due parti
Ripercorrendo gli episodi contestati, la 22enne ha raccontato quanto accaduto durante la prima gravidanza, nel 2023. Secondo il suo racconto, non ricorderebbe con chiarezza il momento del parto, avvenuto mentre era in casa.
Ha spiegato di aver avvertito forti dolori alla schiena e all’addome, di essersi alzata dal letto e di aver improvvisamente partorito. A quel punto avrebbe trovato il bambino tra le braccia e si sarebbe accorta che non respirava.
“Ho fatto quello che sentivo di dover fare: seppellirlo”, ha dichiarato, aggiungendo di ritenere di non aver compreso pienamente quanto accaduto in quel momento.
La seconda nascita, secondo la sua ricostruzione, sarebbe avvenuta nell’agosto del 2024. Anche in quel caso ha sostenuto di non aver capito che stava per partorire.
La giovane ha raccontato di essere rientrata a casa, di aver pensato inizialmente a dolori legati al ciclo e di essersi poi trovata improvvisamente con il neonato tra le mani. Dopo aver tagliato il cordone ombelicale, ha riferito di essere svenuta.
Quando si sarebbe ripresa, il bambino non respirava più. Anche in quel caso decise di seppellirlo nel giardino, spiegando di non aver pensato, in quel momento, alla presenza del primo bambino sepolto nello stesso luogo.
“Una scelta sbagliata”
Nel suo intervento, Petrolini ha ammesso che quanto fatto dopo i parti è stata “una scelta sbagliata”, presa senza riflettere pienamente sulle conseguenze.
Ha spiegato che, nonostante le gravidanze non fossero state pianificate, pensava comunque che avrebbe tenuto e cresciuto i figli.
Secondo il suo racconto, la decisione di seppellire i neonati sarebbe stata presa in uno stato di forte confusione, con l’idea di non separarsi da loro.
La requisitoria della Procura
Subito dopo le dichiarazioni della giovane è iniziata la requisitoria della pubblico ministero Francesca Arienti, che conduce l’accusa insieme al procuratore Alfonso D’Avino.
La pm ha aperto il suo intervento ricordando che il processo riguarda la morte di due bambini realmente esistiti, chiamandoli per nome: Angelo Federico e Domenico Matteo, i nomi attribuiti dai genitori al momento del riconoscimento ufficiale per il certificato di morte.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, dalle indagini emergerebbe la volontà della giovane di mantenere segreta la gravidanza, senza comunicarla a nessuno e continuando a condurre uno stile di vita ritenuto incompatibile con quello di una donna incinta.
La pm ha inoltre sostenuto che nel corso dell’indagine sarebbe emersa una “tendenza sistematica e pervasiva a mentire” da parte dell’imputata, elemento che l’accusa ritiene centrale nella ricostruzione dei fatti.

