Pubblicato il 25 Giugno 2026
Le rivelazioni di Rutte e il caso dei 500 voli dagli aeroporti italiani
L’operazione statunitense denominata “Epic Fury”, avviata il 28 febbraio 2026 dopo il fallimento dei negoziati sul programma nucleare iraniano, ha aperto un nuovo fronte di tensione anche in Italia.
A riaccendere il dibattito sono state le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, che in un’intervista a Fox News ha affermato che almeno 500 aerei americani sarebbero decollati da basi situate in Italia, tra cui anche quella di Sigonella, in Sicilia, per supportare le operazioni militari in Medio Oriente.
Le parole di Rutte non chiariscono se il numero indichi singoli velivoli o l’insieme complessivo dei decolli effettuati, ma hanno comunque provocato un immediato caso politico.
La risposta del governo italiano e la posizione della Difesa
Le dichiarazioni del segretario Nato hanno riacceso le tensioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti, già rese più delicate dalle recenti critiche del presidente Donald Trump sul ruolo di Roma nel confronto con Teheran.
Il ministero della Difesa è intervenuto rapidamente con due comunicazioni ufficiali, senza arrivare a una smentita totale dei numeri, ma definendo la ricostruzione di Rutte “fallace”.
Secondo la versione del governo italiano, l’operazione “Epic Fury” è esclusivamente americana e non riconducibile alla Nato, mentre i circa 500 decolli citati riguarderebbero solo attività di supporto tecnico e logistico.
Una distinzione considerata cruciale, poiché gli accordi bilaterali escludono l’utilizzo del territorio italiano per il lancio diretto di operazioni belliche o attacchi militari.
Nel frattempo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha cercato di ridurre la tensione politica, annunciando che il governo riferirà presto in Parlamento per garantire massima trasparenza sull’intera vicenda.
Le opposizioni chiedono chiarimenti in Parlamento
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico hanno chiesto un’informativa urgente dell’esecutivo alle Camere per verificare la corrispondenza tra le dichiarazioni di Rutte e la posizione ufficiale del governo italiano.
Le opposizioni puntano a chiarire in modo definitivo il ruolo delle basi militari italiane nell’operazione e il livello di coinvolgimento reale del Paese nelle attività statunitensi in Medio Oriente.
Il fronte locale: la protesta della Cgil Sicilia
Sul piano regionale è arrivata una forte presa di posizione della Cgil Sicilia, che ha definito la vicenda estremamente grave e ha chiesto un intervento immediato del presidente della Regione Renato Schifani.
Secondo il sindacato, se le informazioni diffuse da Rutte fossero confermate, si tratterebbe di “un oltraggio alla Sicilia pacifista e una violazione dello spirito della Costituzione”.
La Cgil ha inoltre richiamato la mobilitazione avvenuta l’11 aprile davanti alla base di Sigonella, organizzata insieme ad associazioni ambientaliste, movimenti pacifisti e realtà del mondo cattolico, contro l’utilizzo militare delle infrastrutture dell’isola.
Nel comunicato si sottolinea anche la necessità di trasparenza verso i cittadini, criticando il silenzio delle istituzioni regionali e ribadendo il diritto dell’opinione pubblica di conoscere nel dettaglio ciò che avviene sul territorio siciliano.

