Pubblicato il 2 Aprile 2026
Prezzi in impennata sui mercati energetici
Il prezzo del petrolio torna a salire con decisione, spinto dalle dichiarazioni di Donald Trump sulla situazione in Medio Oriente.
Il Brent ha sfiorato i 109 dollari al barile, registrando un aumento del 7,40%, mentre il Wti è salito fino a 107 dollari. Un rialzo significativo che riflette le tensioni legate al conflitto con l’Iran e alle prospettive di una guerra prolungata.
Le dichiarazioni di Trump e il nodo Hormuz
A influenzare i mercati sono state le parole del presidente statunitense, che ha parlato apertamente della possibilità di altre settimane di operazioni militari.
Trump ha inoltre sottolineato il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz, invitando i Paesi che dipendono dal petrolio a garantirne la sicurezza.
Pur escludendo un intervento diretto degli Stati Uniti nel controllo del passaggio, ha chiarito che Washington è pronta a fornire supporto, lasciando però agli altri Stati la responsabilità principale.
Effetti sull’economia globale
L’impennata dei prezzi energetici sta già producendo conseguenze sulle prospettive economiche.
Secondo le nuove stime di S&P Global Ratings, la crescita dell’Eurozona nel 2026 è stata rivista al ribasso, passando da +1,2% a +1%, mentre per l’Italia il taglio è ancora più marcato: le previsioni per l’anno in corso scendono dallo 0,8% allo 0,4%.
Rischio rallentamento e timori di recessione
L’aumento del costo dell’energia alimenta i timori di un rallentamento economico più ampio.
La crisi legata al petrolio, aggravata dalle tensioni geopolitiche, potrebbe infatti tradursi in una frenata della crescita e in un possibile rischio di recessione, con effetti diretti su imprese, consumi e stabilità dei mercati.

